Impianto fotovoltaico: bene mobile o immobile? Questo è il problema

Il pignoramento di un bene immobile si estende anche all’impianto fotovoltaico che insiste su di esso, configurato come elemento essenziale della centrale, incorporato alla stessa e non separabile senza una sostanziale alterazione del bene complesso.

È questo quanto affermato dal Tribunale di Bari con provvedimento depositato il 18.09.2017 nel procedimento di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c.

Nel caso de quo, mediante lo strumento predisposto dal legislatore che consente al debitore di potersi opporre al diritto della parte istante di procedere ad esecuzione forzata, il giudice dell’esecuzione, pronunciandosi sulla istanza formulata dall’opponente, ha ritenuto non doversi escludere dal pignoramento l’impianto fotovoltaico stabilmente ancorato al lastrico solare oggetto dell’espropriazione forzata. Infatti, l’acquirente del diritto di superficie su cui insite un impianto, in quanto terzo acquirente dei beni ipotecati, per evitare di subire l’espropriazione contro di lui ex art. 602 c.p.c. ss. potrà pagare i creditori iscritti, oppure rilasciare i ben stessi o liberarli dalle ipoteche. In caso contrario subirà l’espropriazione.

Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 36 del 19.12.2013, il discrimen nel considerare l’impianto fotovoltaico bene mobile o immobile non risiede nella circostanza che l’impianto risulti stabilmente ancorato al lastrico mediante sistemi di fissaggio. Ai fini della qualificazione dello stesso come bene mobile o immobile, infatti, non è fondamentale verificare esclusivamente la facile amovibilità delle sue varie componenti impiantistiche, quanto, piuttosto, il rapporto di tali componenti con la capacità ordinaria dell’unità immobiliare a cui appartengono di produrre un reddito temporalmente rilevante. Ciò che conta, in altre parole, è la correlazione che sussiste tra l’immobile e, in generale, quelle componenti impiantistiche rilevanti ai fini della sua funzionalità e capacità reddituale, a prescindere dal mezzo di unione utilizzato.

Tale orientamento trova conferma in numerose pronunce della Corte di Cassazione nel contenzioso instauratosi tra le società elettriche e l’Agenzia del Territorio. In più occasioni la giurisprudenza di legittimità (sentenza della Corte di Cassazione n. 16824 del 21 luglio 2006; Costituzionale n. 162 del 20 maggio 2008; Cass. Sent n. 3500 del 20 febbraio 2015) ha chiarito come ciò che rileva non è il mezzo di “unione” tra “mobile” ed “immobile” per considerare il primo incorporato al secondo, in quanto quel che davvero conta è l’impossibilità di separare l’uno dall’altro senza la sostanziale alterazione del bene complesso. Vengono considerati, dunque, beni immobili, gli impianti fotovoltaici che si configurino come elementi essenziali della centrale, incorporati alla stessa e non separabili senza una sostanziale alterazione del bene complesso.

Come conseguenza di quanto esposto, il Tribunale di Bari ha rigettato l’istanza di sospensione dell’esecuzione per carenza di fumus boni iuris, ha condannato l’opponente al pagamento delle spese processuali della fase sommaria, assegnando allo stesso un termine perentorio per l’introduzione del giudizio di merito.

Tribunale di Bari, sentenza del 18 settembre 2017 (leggi la sentenza)

Ludovica Di Lieto – l.dilieto@lascalaw.com

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