Mezzi di prova: il raggiungimento dello scopo sbarra la strada alla tassatività dei formati

Il Tribunale di Cassino con l’ordinanza del 7.2.2018 si è pronunciato circa l’ammissibilità dei mezzi istruttori prodotti all’interno del processo con la memoria ex art. 183 comma VI n. 2 c.p.c. in formati non rientranti tra quelli espressamente previsti dal disciplinare tecnico.

La natura digitale del processo telematico continua a porre taluni interrogativi e problematiche relative alle modalità di acquisizione e produzione delle prove digitali all’interno del processo, non ultima quella affrontata dal Tribunale di Cassino. In particolare, nella vicenda in oggetto, in occasione della produzione probatoria, uno dei due difensori, volendo utilizzare quale mezzo di prova talune registrazioni in suo possesso in formato .mp3, le aveva depositate convertendole in formato .rar. La problematica dei formati con cui le prove digitali vengono introdotte nel processo non è di poco conto, in quanto il D.M. n. 44/2011 consente solo l’utilizzo di determinati formati compressi, escludendo, quindi, formati video e formati audio.

Per tale ragione, il legale di controparte, nella propria memoria ex art. 183 Comma VI n. 3 eccepiva la nullità della memoria n. 2 di parte avversa, in quanto l’estensione audio dei file prodotti non sarebbe consentita dal disciplinare tecnico, con la conseguente decadenza dell’intero scritto difensivo. Tuttavia, dirimendo un conflitto più generale oltre che il singolo episodio, il Giudice del Tribunale di Cassino, con l’ordinanza del 7 febbraio 2018, appoggiando la tesi del depositante, rigettava la richiesta di nullità. A ben vedere, infatti, comminare la nullità dell’elemento probatorio introdotto nel processo perchè non conforme a determinati formati sarebbe contrario all’articolo 156 c.p.c.

L’articolo de quo prevede che la nullità di un atto processuale non può essere pronunciata se non prevista da un’esplicita norma di legge e, al terzo comma, aggiunge che la sanzione della nullità non possa colpire l’atto che ha raggiunto il suo scopo. Mancando, nel nostro ordinamento, una specifica norma che commini la nullità dell’atto perché difforme dal tipo di file previsto dal disciplinare tecnico ed essendo stato raggiunto lo scopo con la produzione della prova e la sua introduzione nel processo, la strada alla nullità era sbarrata. Ancora una volta, il raggiungimento dello scopo sembra essere la stella polare del Giudice, per un processo sempre più telematico e sempre meno ancorato al formalismo.

Tribunale di Cassino, ordinanza del 7 febbraio 2018

Rossella Pacilior.pacilio@lascalaw.com

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