La mediazione torna obbligatoria

Con  il D. L. approvato dal Consiglio dei Ministri del 15 giugno 2013, l’Esecutivo – con il c.d. “Decreto Fare”  (decreto legge n. 69/2013) – ha introdotto quella che ormai viene definita la “nuova mediazione”, apportando significative modifiche al decreto legislativo n. 28/2010, già sostanzialmente stravolto dagli interventi caducatori determinati dalla sentenza della Corte Costituzionale 6 dicembre 2012 n.272.

Ad oggi pertanto, l’insieme di norme che disciplinano la mediazione sono da ricondurre: alle norme primarie contenute nel d.lgs. 28/2010, riformato con la legge di conversione n. 98/2013; alle norme regolamentari contenute nei decreti ministeriali n. 180/2010 e n. 145/2011; alle successive circolari emesse il 4 aprile, il 13 giugno e il 20 dicembre 2011.

Nella relazione illustrativa al «Decreto Fare» si insiste nuovamente sull’intento deflattivo della riforma, tesa dunque ad incidere sui tempi della giustizia civile e migliorarne l’efficienza; al contempo traspare la necessità di introdurre i correttivi necessari a scongiurare nuovi interventi della Corte (con la drastica riduzione dei costi e della durata del procedimento) e il rischio di nuove contestazioni da parte della classe forense (introducendo l’assistenza tecnica obbligatoria) mirando invece ad incentivarla e coinvolgerla (attribuendo di diritto la qualifica di mediatori a tutti gli avvocati).

Riparte quindi l’obbligatorietà, ma a condizioni del tutto diverse e non sempre di facile interpretazione; del resto, la scelta di intervenire sul decreto 28/210, testo già non felice nella sua originaria formulazione, “correggendolo” nel tentativo di adattarlo e accontentare le varie istanze presenti sul campo, non poteva che dare luogo ad una normativa a tratti poco chiara e lacunosa. E’ auspicabile che i decreti attuativi non si facciano attendere.

Abbiamo già illustrato le principali novità prima della legge di conversione (nel numero…) ora vediamo sommariamente come queste novità siano state definitivamente recepite anche in seguito alle modifiche apportate al decreto n. 69/2013.

La condizione di procedibilità (prevista per le stesse materie dell’art. 5 del decreto 28/2010 con l’unica eccezione dell’azione per il risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti) è ora assolta provando di aver partecipato al solo primo incontro – o incontro “preliminare” – nel corso del quale le parti, dopo aver ricevuto informazioni dal mediatore sulla funzione e le modalità del procedimento, vengono chiamate ad esprimersi sulla volontà di procedere o meno nella mediazione. Ecco perchè da più parti si afferma che, con questa riforma, la mediazione obbligatoria è definitivamente venuta meno: sono le parti a decidere, volontariamente e liberamente, se scegliere (a seguito del primo incontro o nello corso dello stesso) di proseguire nella mediazione o decidere di promuovere il giudizio (ovvero proseguire  il giudizio già pendente).

In realtà ciò avveniva anche prima della riforma, posto che la volontà delle parti a mediare è stata sempre indispensabile e ha ovviamente  condizionato il procediiment: erano le parti a decidere liberamente quando e se interrompere – in ogni momento – l’incontro di mediazione. La vera portata innovativa della riforma sta quindi, a ben vedere, nella compressione dei costi, prima che nel sistema applicativo: oggi le parti possono soddisfare la condizione di procedibilità senza sostenere alcuna spesa. O meglio, versando le sole spese di avvio della procedura previste dal d.m. 180/10 (40 euro per ciascuna parte, iva esclusa), dato che queste sembrano essere le prime prassi applicative adottate sia dal sistema camerale che dagli organismi forensi (in attesa di eventuali future circolari o “reprimende” del Ministero).

L’incontro deve svolgersi presso un Organismo competente territorialmente e iscritto  al Registro degli Organismi a ciò autorizzati (rinviando sul punto della competenza uno specifico intervento data la delicatezza che tale previsione comporta anche nel coordinamento delle regole processuali che disciplinano la materia) e prevede l’assistenza tecnica obbligatoria per l’intero procedimento. Altra nota dolentissima, questa, che sta già sollevando non poche perplessità tra i sostenitori della mediazione, i quali temono che il primo incontro si riduca ad un semplice scambio di formalità tra avvocati che, muniti di idonea procura, potranno presentarsi senza le parti, vanificando e riducendo le speranze che il primo incontro possa sfociare in una vera e propria mediazione. Gli Organismi presso le camere di commercio hanno già deciso – almeno provvisoriamente, sino a quando il Ministero non interverrà a fare chiarezza – che tale obbligo non si estenda alle mediazioni volontarie, nel tentativo di arginare il rischio anzidetto.

Anche la mediazione demandata dal giudice – art. 5, comma 2 – ha subito una modifica sostanziale: da semplice invito (come previsto nel d. 28/2010) al quale le parti erano libere di aderire, essa diviene ora, a discrezione del giudice, vera e propria condizione per  poter procedere nel giudizio già incardinato. Vedremo se tale “rinforzo” potrà finalmente far decollare un istituto che, nonostante i tentativi ormai in corso da anni in numerosi Tribunali e che ha coinvolto giudici, avvocati e personale di segreteria, non ha mai dato i risultati sperati (i numeri del ministero parlavano di un 2% di delegate sul totale delle domande di mediazioni presentate nei 18 mesi in cui è rimasto in vigore il decreto 28/10).

Gli avvocati diventano mediatori di diritto, ma – auspicabilmente – gli Organismi chiederanno una formazione specifica per poterli iscrivere alle proprie liste; ciò a salvaguardia della qualità di un servizio che, proprio nella scarsa preparazione dei mediatori, ha mostrato le lacune più gravi e molta disomogeneità sul territorio. Né ci risulta sia mai stata avviata una seria attività di vigilanza dal Ministero (seppur prevista dalla normativa) sugli oltre 1000 organismi – tra privati e pubblici – che risultano regolarmente accreditati e iscritti al Registro.

Altra innovazione rilevante quella introdotta con l’art. 12, laddove prevede che l’accordo raggiunto in mediazione e sottoscritto dai legali che assistono le parti, acquisti efficacia di titolo esecutivo senza bisogno dell’ omologa da parte del Tribunale (passaggio meramente burocratico e inutilmente costoso per le parti). Nelle intenzioni di chi lo ha proposto, questa previsione dovrebbe rappresentare un forte incentivo e un riconoscimento gratificante all’avvocatura. Ma è presto per dire come sarà accolta la norma e che gradimento avrà presso la classe forense (alcuni, infatti, lamentano già l’eccessiva assunzione di responsabilità che la sottoscrizione comporterebbe).

Avendo solo elencato le novità più eclatanti ci si riserva di tornare nei prossimi numeri sui punti di maggior interesse, anche in attesa che sia fatta maggior chiarezza sulle prassi applicative della mediazione ad oggi riformata con legge n. 98/2013.

(Paola Ventura – p.ventura@lascalaw.com)

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