In mediazione, partecipare personalmente (salvo casi eccezionali)

Il Legislatore ha concepito il procedimento di mediazione, intessendo la disciplina del D.Lgs. 28/2010, al fine di stimolare i contendenti a trovare un accordo prima che essi ricorrano ad un giudice per dirimere la controversia fra loro insorta: per questo, impone loro di comparire personalmente dinanzi al mediatore, con l’assistenza di un avvocato (cfr. art. 8, D.Lgs. cit.), pena la declaratoria di irrituale istruzione della procedura.

Beninteso, come la giurisprudenza ha ragionevolmente concluso, alle parti determinatesi a tentare la conciliazione non può essere negata la facoltà di delegare terzi soggetti a comparire materialmente in mediazione, in casi di impossibilità fattuale o di diritto: è il caso, tipico, delle persone giuridiche, costrette a farsi rappresentare da soggetti che, per forza di cose, non possono reputarsi depositari dei medesimi interessi personali animanti l’azione delle persone fisiche.

Nel proclamare la necessaria partecipazione personale delle parti al procedimento conciliativo, il Tribunale di Roma ha concesso spazio, fra le righe di una sua recente pronuncia (l’ordinanza del 12 marzo 2018, a firma del Dott. Moriconi), al principio appena accennato (e meglio espresso di seguito), accogliendo l’eccezione di improcedibilità, sollevata dalla persona giuridica convenuta, avverso la domanda giudiziale proposta, nei propri confronti, da persone fisiche, dopo l’infruttuoso esperimento di una mediazione obbligatoria.

A tal riguardo, vale la pena soffermarsi, con spirito critico, sul passaggio della pronuncia in esame nel quale il giudice romano, allo scopo di motivare l’ordine rivolto alle parti di ritentare, con effettività, la conciliazione, ha affermato: “la legge dispone, per la mediazione obbligatoria e demandata, la partecipazione della parte, assistita dall’avvocato (il che, in claris non fit interpretatio, esclude alla radice che possa ritenersi ritualmente instaurato il procedimento di mediazione con la presenza del solo avvocato, sia pure munito di delega del cliente; rimanendo da esaminare la diversa situazione nella quale oltre all’avvocato, vi sia altro soggetto munito del potere di rappresentanza della parte assente di persona).

A conforto di quanto sopra riportato, il giudicante ha poi considerato: “il giudice non ammette, per le persone fisiche e salvi casi eccezionali, la rappresentanza della parte, assente di persona, in mediazione”, il che, a ben vedere, non fa che avvalorare quanto premesso, ossia che per le organizzazioni giuridiche complesse, usualmente invitate in procedimenti di conciliazione obbligatoria ex art. 5 D.Lgs. cit. (quali gli istituti di credito e le compagnie assicurative) è ammessa delega, in favore di terzi, a partecipare agli incontri presso l’organismo di mediazione, restando ferma l’assistenza del legale.

Il Tribunale di Roma ha dunque deciso di demandare nuovamente le parti in mediazione, sulla scorta dell’accertata (siccome eccepita da parte convenuta) non comparizione, nella procedura conciliativa prima instaurata, delle stesse persone fisiche attrici in giudizio, prive di giustificate ragioni di impossibilità: impossibilità da ritenersi, a questo punto, sussistente “a priori” nelle persone giuridiche, almeno alla luce di quanto dedotto nell’ordinanza in parola.

A chiosa del ragionamento appena tratteggiato, il Dott. Moriconi ha infatti osservato: “(…) non può essere trascurata la circostanza che solo la parte conosce realmente e profondamente quali sono i suoi interessi, quali quelli fermi ed irrinunciabili e quali quelli che tali non sono”: pensiero che, a ben vedere, connatura l’animo della sola persona fisica, più “vicina” ed attenta agli interessi, personali, dei quali si assume lesa, rispetto a qualsivoglia organizzazione c.d. “spersonalizzata”, obbligata ad una partecipazione effettiva in mediazione solo attraverso soggetti a ciò delegati.

In definitiva, la statuizione in commento, nel ribadire quale regola di principio l’effettiva partecipazione delle parti in mediazione, pone ad essa una deroga conducendo alla seguente conclusione: non si può tralasciare la possibilità che le parti, specie le persone giuridiche, posti giustificati motivi, partecipino alla mediazione attraverso delegati.

Tribunale di Roma, sentenza del 12 marzo 2018 (leggi la sentenza)

Benedetto Losacco – b.losacco@lascalaw.com

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