Mediazione obbligatoria e chiamata di terzo

La mediazione obbligatoria si estende anche alle domande formulate nei confronti dei terzi chiamati? Secondo il Tribunale di Palermo la risposta a tale interrogativo è certamente negativa.

Parte della dottrina e della giurisprudenza di merito sostengono che l’esperimento del tentativo di mediazione costituisca condizione di procedibilità della domanda giudiziale e non del processo. Pertanto, secondo tale orientamento, ogni domanda (riconvenzionale, del convenuto nei riguardi del chiamato in causa, trasversale nei confronti di altro convenuto) dev’essere preceduta dallo svolgimento effettivo della mediazione.

Tuttavia, secondo il Tribunale di Palermo tale interpretazione non può essere condivisa e diversi sono gli argomenti che inducono a propendere per il contrario.

In particolare, le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità “costituendo deroga all’esercizio di agire in giudizio garantito dall’art. 24 Cost., non possono essere interpretate in senso estensivo (Cass. 16092/12, 967/04)” inoltre, lo stesso dato testuale prevede che “l’improcedibilità sia sollevata dal convenuto” intendendosi per tale colui che è stato chiamato in causa dall’attore. Se ciò non bastasse, l’evenienza di dover esperire, in tempi diversi e nell’ambito dello stesso processo, una pluralità di procedimenti di mediazione, comporterebbe un sensibile allungamento dei tempi di definizione del giudizio, incompatibile con il principio costituzionale della ragionevole durata del processo e con l’esigenza di evitare ogni possibile forma di abuso strumentale del processo medesimo. In altri termini, prevedere la necessaria partecipazione dei soggetti divenuti solo successivamente litisconsorti determinerebbe un “allungamento dei tempi di durata del processo – già seriamente appesantiti dai plurimi differimenti dovuti alle chiamate in causa” del tutto contrario “all’intento deflattivo dello strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie nonché alla ragionevole durata del processo sancito dall’art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo e dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”.

Pertanto, è preferibile un’interpretazione costituzionalmente orientata del precetto normativo e conforme alla normativa europea che ha escluso l’obbligatorietà della mediazione rispetto alle domande proposte da e nei confronti di terzi. In particolare la direttiva 2008/52/CE – costituente criterio guida della legge 69/09, richiamata nel preambolo del D. Lgs. 28/10 – si prefigge di garantire un miglior accesso alla giustizia promuovendo metodi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale garantendo un’equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario.

Tribunale di Palermo, ordinanza del 6 maggio 2017 (leggi la sentenza)

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

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