In mediazione, consumatore non più obbligato a farsi assistere dall’avvocato

A questa conclusione è giunta la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza del 14 giugno 2017, a seguito del vaglio di conformità del D.Lgs. 28/2010 – normativa italiana in materia di mediazione civile – alla direttiva UE 2013/11 – disciplina della risoluzione alternativa delle controversie che coinvolgono consumatori residenti nell’Unione Europea.

Alla causa comunitaria in parola, rubricata al n. C75/16, era stato dato impulso tramite rinvio pregiudiziale del Tribunale di Verona, chiamato a dirimere una controversia in materia bancaria, insorta tra un istituto di credito e due suoi clienti ed avente ad oggetto il regolamento del saldo debitore del conto corrente intestato a questi ultimi.

In particolare, il Giudice veronese – adito su opposizione dei correntisti all’ingiunzione di pagamento richiesta dalla banca – aveva rimesso detta vertenza all’organo giurisdizionale europeo, mediante rinvio pregiudiziale, deducendo che il D.Lgs. 28/2010, nel prevedere l’obbligatorietà della procedura di mediazione in materia bancaria, con l’assistenza di un avvocato, ostacolasse la libertà del consumatore, tutelata dalla direttiva UE 2013/11.

In altri termini, ad avviso del Giudice a quo, la regolamentazione posta dall’ordinamento giuridico nazionale contrastava la disciplina comunitaria, volta ad instaurare “un sistema unitario, esclusivo e armonizzato per le controversie riguardanti i consumatori”, in quanto obbligava questi ultimi, nell’ambito di fattispecie come quella in rassegna, ad esperire il tentativo di conciliazione, ricorrendo per giunta alla difesa di un legale.

Orbene, la Corte, esaminato il caso posto alla sua attenzione e constatata l’applicabilità della richiamata direttiva 2013/11 alle sole controversie

  • promosse da consumatori nei confronti di professionisti, con riferimento a obbligazioni contrattuali derivanti da contratti di vendita o di servizi,
  • affidate ad organismi ADR iscritti nell’apposito elenco previsto dall’articolo 20, paragrafo 2, della direttiva in menzione, che garantiscano l’esecuzione di una procedura indipendente, imparziale, trasparente, efficace, rapida ed equa

ha rilevato l’effettiva sussistenza di contrasto tra le due normative in questione, non tanto perché la disciplina italiana richiede l’esperimento di una procedura di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, in controversie come quella in commento, ma in quanto la stessa impone ai consumatori di ricorrere, già in sede di mediazione, all’assistenza di un avvocato.

Difatti, come osservato dal Giudice ad quem, mentre il D.Lgs. 28/2010 prevede tale obbligo di difesa tecnica, la direttiva comunitaria, all’art. 8, lett. b), impone espressamente agli Stati membri di garantire alle parti – sempreché, a mente di quanto detto, non siano professionisti – l’accesso a procedimenti ADR senza la rappresentanza di un legale.

Nulla questio, invece, sull’obbligatorietà, di per sé, del tentativo di conciliazione e sull’impossibilità delle parti di sottrarsi alla procedura senza addurre giustificazioni. La Corte, infatti, ha escluso che le parti subiscano una compressione della propria libertà per il sol fatto di essere obbligate ad instaurare la mediazione, avendo queste le facoltà di gestire e concludere la stessa discrezionalmente, soggiacendo a sanzioni soltanto qualora si rifiutino di aderire alla procedura senza giustificato motivo, non già nel caso in cui decidano di abbandonarla, una volta promossa.

Corte di Giustizia UE, Prima Sezione, 14 giugno 2017, causa C75/16 (leggi la sentenza)

Benedetto Losacco – b.losacco@lascalaw.com

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