Mediazione: ad ogni procedimento la sua!

Esperire una nuova mediazione sulle domande spiegate dal convenuto in riconvenzionale e dai terzi o nei confronti dei terzi chiamati in causa, non è condizione di procedibilità della domanda.

Questo il principio espresso dal Tribunale di Palermo con l’ordinanza del 6.05.2017, in cui il giudice adito ha osservato che la mediazione civile è da intendersi come ragionevolmente limitata all’iniziativa processuale che dà vita ad un procedimento e non si estende ai fenomeni di ampliamento dell’ambito oggettivo del giudizio già avviato. Il Tribunale ha evidenziato che “l’art. 5 c. 1 bis. D. Lgs. 28/2010, nell’imporre il preventivo esperimento del procedimento di mediazione a chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa ad una controversia nelle materie specificamente indicate e nel sancire che l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale, non regola espressamente le ipotesi in cui il giudizio, dopo la pro-posizione della domanda giudiziale, si arricchisce di nuove domande o di nuove parti”. Tanto chiarito, l’Ill.mo giudice adito ha precisato che le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità, costituendo deroga all’esercizio di agire in giudizio garantito dall’art. 24 Cost, non possano essere interpretate in senso estensivo (Cass. 16092/12, 967/04): “non può prescindersi dalla rigorosa interpretazione del dato testuale per cui l’improcedibilità deve essere sollevata dal convenuto, qualificazione che il codice di rito annette non al destinatario di una qualunque domanda giudiziale, bensì a colui che riceve la vocatio in jus da parte dell’attore”.

A ciò si aggiunga, poi, che l’evenienza di dove esperire, in tempi diversi e nell’ambito dello stesso processo, una pluralità di procedimenti di mediazione, comportando un inevitabile, sensibile allungamento dei tempi di definizione del processo risulta difficilmente compatibile con il principio inerente la ragionevole durata del giudizio divenuto ormai molto importante all’interno del nostro ordinamento.

Alla luce di quanto sopra, il Tribunale adito ha ritenuto opportuno rigettare l’eccezione di improcedibilità mossa dall’attore a danno di parte convenuta osservando, peraltro, che l’interpretazione volta ad escludere la mediazione obbligatoria rispetto alle domande riconvenzionali ed a quelle proposte nei confronti di terzi risulta anche conforme alla normativa europea (Dir. 2008/52/CE).

Tribunale di Palermo, ordinanza del 6 maggio 2017

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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