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Mediaset, riparte la speculazione di Borsa

Un’indiscrezione riportata nel pomeriggio dall’agenzia Bloomberg ha risvegliato in Borsa Mediaset dall’apatia degli ultimi giorni. Il titolo che era rimasto incollato ai livelli del giorno prima, all’uscita della notizia d’agenzia, si è impennato e, dopo essere stato sospeso per eccesso di volatilità al rialzo e aver toccato un massimo di 4,476 euro, ha concluso la seduta in progresso del 5,87% a 4,362 euro. Sono tornati a movimentarsi anche gli scambi con il 2,4% del capitale passato di mano.
Ma cosa ha riportato l’attenzione sul Biscione? Bloomberg, senza rivelare le sue fonti, ha scritto che il presidente, azionista e dominus di Vivendi, Vincent Bolloré starebbe considerando di offrire uno scambio azionario a Fininvest per risolvere amichevolmente la disputa sorta intorno a Mediaset. Uno scambio azionario tra i due gruppi era in realtà l’operazione sulla quale si sta ragionando da tempo, con percentuali variabili. Quando, nella primavera scorsa, è stato firmato l’accordo per il passaggio di Mediaset Premium ai francesi, il contratto prevedeva lo scambio reciproco tra il 3,5% di Mediaset e il 3,5% di Vivendi. Quando a luglio i francesi hanno cambiato idea – ingenerando il contenzioso che è ancora in piedi – la proposta che era stata avanzata da Parigi, e respinta da Cologno Monzese, contemplava la progressiva salita della media company transalpina nel capitale di Mediaset fino a raggiungere il 15%, ma concedendo al Biscione solo il 3,5% concordato inizialmente.
Quello che non si capisce è se sia in arrivo una nuova proposta che, secondo lo scenario tratteggiato, permetterebbe a Fininvest di diventare uno dei principali azionisti di Vivendi, consegnando a quest’ultima il controllo di Mediaset e aprendo la strada così alla costruzione della Netflix europea alla quale Bolloré aspira.
La stessa Bloomberg ha precisato che nessuna nuova ipotesi è stata ancora sottoposta alla famiglia Berlusconi e anche che Mediaset non è a conoscenza di nessuna nuova proposta anche perchè i contatti tra i due gruppi in questo momento sono inesistenti. Ma tanto è bastato a infiammare di nuovo Piazza Affari che ha tradotto le indiscrezioni nell’aspettativa di un’offerta pubblica carta contro carta. Speculazione in questo momento, ma è evidente che nel futuro prossimo una soluzione andrà trovata.
Da Vivendi ufficialmente è arrivata solo la dichiarazione che non è abitudine della casa commentare le voci di mercato, ma da Parigi si prendono seccamente le distanze dallo scenario delineato dall’agenzia internazionale. In serata, con una nota, Fininvest ha precisato di «non aver ricevuto alcuna proposta e che non esistono né mai sono esistite negoziazioni con Vivendi».
I tempi per la “pace” insomma non sembrano ancora essere maturi. Vivendi per ora resta in assedio con la sua quota in Mediaset che controlla il 29,9% dei diritti di voto. Mediaset e Fininvest, da parte loro, hanno alzato le barricate a più livelli, arruolando i migliori professionisti su piazza e facendo appello a Procura, Consob e Agcom per fermare la scalata francese. Ma già da prima del rastrellamento di Vivendi, Mediaset e Fininvest avevano portato in Tribunale i francesi per il rispetto del contratto su Premium e reclamando altresì danni per 1,5 miliardi, più di quanto messo sul piatto da Bolloré per arrivare a un soffio dalla soglia dell’Opa. La prima udienza, in sede civile, è fissata per il 21 marzo.
Martedì la Procura di Milano ha ascoltato, per oltre cinque ore, Tarak Ben Ammar – che era stato il sensale dell’accordo di aprile. Già a dicembre la Consob aveva chiamato in audizione il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. Lo scopo di entrambe le iniziative è verificare la correttezza del rastrellamento francese, che invece da parte delle società del gruppo Berlusconi viene contestata. Oggi, dopo la pausa per le festività, dovrebbe tornare a riunirsi l’Agcom che ha già aperto un’istruttoria per verificare se sussistono gli estremi per la violazione della legge che impedirebbe gli incroci tra Telecom e Mediaset. Ci si aspetta si faccia il punto della situazione, ma non è escluso che le nuove voci di accordi nell’aria provochino la richiesta di un’audizione del vertice di Vivendi da parte dell’Authority delle comunicazioni.

Antonella Olivieri

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