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Market abuse, limiti alle doppie sanzioni

Il decreto al Consiglio dei ministri – Sul provvedimento gli effetti del «ne bis in idem»
La riforma del market abuse salva (per ora) il doppio binario penale-amministrativo delle sanzioni, ma ne limita l’impatto. Estende l’area del penalmente rilevante. Aumenta il numero di anni di carcere che potrà essere inflitto, ma limita l’effetto della confisca. Approda oggi in via preliminare al Consiglio dei ministri il testo del decreto legislativo che adegua il nostro ordinamento, soprattutto il Testo unico della finanza, al regolamento Ue n. 596 del 2014. Il provvedimento sarà oggetto di un confronto serrato tra i ministri anche perché alcuni nodi restano ancora da sciogliere.
Nei sei articoli dello schema di decreto si affronta una serie di questioni aperte in materia di repressione delle condotte di market abuse. A partire dalla coesistenza di misure sia penali sia amministrative (inflitte da Consob) per reprimere le medesime condotte. Il provvedimento formalizza un abbozzo di soluzione, che salva il doppio binario, ma impone ad autorità giudiziaria e Commissione di tenere conto, al momento di decidere sulle sanzioni di competenza, delle misure punitive già inflitte; dispone poi che l’esecuzione delle sanzioni, penali o amministrative, sia limitata alla parte eccedente a quella già eseguita o scontata.
Un abbozzo, appunto, anche perché, nel frattempo, ammette anche la relazione al decreto, sono arrivate le sentenze della Corte di giustizia sulla questione del ne bis in idem. Pronunce, assai critiche sul complessivo regime sanzionatorio, tanto da fare scrivere adesso nella relazione appunto che l’intervento proposto è «minimale» rispetto alla norma in vigore, «in attesa di ulteriori approfondimenti».
Venendo all’area del penalmente rilevante, lo schema di decreto interviene sulla fattispecie della manipolazione del mercato, allargando la misura della contravvenzione oltre che alle condotte che hanno per oggetto strumenti finanziari negoziati su Mtf, anche alle condotte relative a strumenti finanziari negoziati, come prevede Mifid “, su Otf, derivati e quote di emissioni. Ma in maniera esplicita rientreranno nel penale anche le condotte di manipolazione del benchmark.
L’intervento sul versante dell’abuso di informazioni privilegiate fa aumentare il massimo della misura pecuniaria che può essere inflitta facendola salire da 3 a 5 milioni. La decisione di non intervenire sul minimo deve essere letta in parallelo alla conservazione dell’effetto moltiplicatore che ammette un incremento fino al triplo o fino al maggior importo di 10 volte non solo del profitto conseguito ma anche delle perdite evitate nel caso di inadeguatezza delle sanzioni applicate nel massimo. Ipotesi che potrà scattare adesso non solo a causa delle qualità del colpevole, ma anche della gravità della violazione e del suo impatto sistemico (di tutti i criteri comunque previsti dall’articolo 194 bis del Tuf).
Quanto alla confisca, sempre prevista per le varie fattispecie di market abuse punite sul piano amministrativo, questa, ma è uno dei punti controversi, dovrebbe essere circoscritta e riguardare non più sia il profitto del reato sia i beni utilizzati per commettere la violazione, ma solo il profitto.
Sul piano delle violazioni rilevanti sul piano amministrativo, il decreto introduce un nuovo articolo nel Tuf (l’articolo 187 ter.1) per colpire le violazioni agli obblighi soprattutto di comunicazione imposti dal Regolamento comunitario. Un esempio: significativa la disposizione che nel Regolamento, impone alle società la comunicazione delle informazioni privilegiate (tra l’altro, l’emittente non deve coniugare la comunicazione di informazioni privilegiate al pubblico con la commercializzazione delle proprie attività e deve pubblicare e conservare sul proprio sito per un periodo di almeno 5 anni tutte le informazioni privilegiate che è tenuto a comunicare al pubblico. Il decreto, a chi infrange queste prescrizioni, e molte altre, infligge una sanzione da 5.000 fino a 2 milioni e 500.000 euro oppure il 2% del fatturato per gli importi superiori.
Rafforzato poi il sistema delle misure accessorie, meglio dettagliate nell’ipotesi base, che accompagnano quelle pecuniarie: scatta in maniera automatica, per esempio, l’interdizione automatica per i recidivi dell’abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato sia sul fronte penale sia su quello amministrativo.

Giovanni Negri

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