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Market abuse, ancora confronto sulla parte penale

Il decreto legislativo sul market abuse è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Ma solo con la formula «salvo intese», che vela le perplessità sulla parte penale del testo. Sulla sua stessa esistenza, ma anche su alcuni, almeno, dei suoi contenuti.
Già oggi una riunione tra gli uffici legislativi dei ministeri dell’Economia e della Giustizia potrebbe però smarcare il testo e permetterne l’approdo in Parlamento per i pareri delle commissioni. Formalmente, il provvedimento adegua la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento Ue n. 596/2014, che ha istituito un quadro normativo armonizzato in materia di abusi di mercato e introdotto misure per la prevenzione (cosiddetto regolamento Mar).
Del testo fa parte anche un significativo segmento penale, che estende la fattispecie della contravvenzione anche alle condotte che hanno per oggetto strumenti finanziari negoziati su Otf, in aderenza a quanto previsto da Mifid 2, e ai casi di manipolazione del benchmark, intervenendo sull’articolo 185 del Tuf.
Proprio su questa parte si è concentrata una serie di perplessità nel corso della riunione del Consiglio dei ministri: l’intervento potrebbe essere considerato al di fuori della necessità di adeguamento dell’ordinamento con riferimento a un Regolamento che è comune di esecutività automatica.
Oltretutto, quando ancora è (almeno teoricamente) ancora aperta una delega di recepimento della direttiva n. 57 del 2014 che ben altro spazio e incisività lascerebbe all’intervento penale.
Nello stesso tempo il decreto interviene sul versante amministrativo, elevando da una parte l’importo massimo della sanzione pecuniaria in caso di abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato, dall’altro modificando il perimetro della confisca escludendo la misura sui beni/mezzo per la commissione della violazione. Una misura però, quest’ultima, che ha sollevato anch’essa forti dubbi, visto che verrebbe a creare una disparità di trattamento, suscettibile anche di una possibile questione di legittimità costituzionale, rispetto alla confisca disposta però sul fronte penale.
Nel complesso poi il decreto, recependo quanto previsto dal Regolamento, ammette una serie di esenzioni agli obblighi di comunicazione e trasparenza, di condotte legittime e di pratiche di mercato accettate; la possibilità di effettuare sondaggi di mercato alle condizioni previste dal regolamento; l’estensione delle ipotesi di manipolazione del mercato anche agli ordini di negoziazione effettuati con mezzi elettronici, come le strategie di negoziazione algoritmiche e ad alta frequenza.

Giovanni Negri

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