Il mancato versamento dei contributi previdenziali non integra la bancarotta per dissipazione 

La dissipazione di somme corrispondenti a contributi previdenziali non versati, pur potendo espressamente essere qualificata come un’operazione, o per meglio dire una serie di operazioni, incoerenti con il legittimo esercizio dell’attività di impresa, non incide direttamente sulla consistenza patrimoniale dell’impresa stessa, viceversa esponendo quest’ultima all’eventuale insorgenza di un obbligo sanzionatorio nei confronti dell’erario.

L’imputato proponeva ricorso avverso la sentenza della Corte di appello che, in parziale riforma della sentenza del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale, confermava l’affermazione di responsabilità del ricorrente per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale commesso quale titolare dell’impresa individuale dichiarata fallita. In particolare il ricorrente era stato ritenuto responsabile della dissipazione di somme corrispondenti a contributi previdenziali non versati che cagionavano esposizione verso l’erario per importi superiori al milione di euro, ma si provvedeva a riqualificare l’originaria imputazione di bancarotta impropria per causazione del fallimento con operazioni dolose, fattispecie incriminatrice prevista dall’art. 223 della Legge Fallimentare, per il fallimento delle società e pertanto non ravvisabile nel fallimento di un’impresa individuale e, conseguentemente a ridurre la pena.

Il ricorrente, con apposito motivo, deduceva violazione di legge e vizio motivazionale in punto di affermazione di responsabilità per i fatti di bancarotta documentale. La sussistenza dell’elemento psicologico dell’ipotesi della bancarotta fraudolenta sarebbe stata illogicamente ritenuta provata dall’accertamento delle condotte distrattive.

Il Supremo Collegio riteneva meritevole di accoglimento la doglianza testé menzionata relativamente all’affermazione di responsabilità per i fatti di omesso versamento di contributi previdenziali, qualificati come bancarotta per dissipazione.

Posto che quest’ultima fattispecie si configura in presenza di operazioni incoerenti con le esigenze dell’impresa, che ne riducono il patrimonio, “la condotta in concreto contestata nel mancato versamento di contributi previdenziali non appare in sé riconducibile a tale paradigma normativo. La stessa, infatti, pur potendo espressamente essere qualificata come un’operazione, o per meglio dire una serie di operazioni, incoerenti con il legittimo esercizio dell’attività di impresa, non incide direttamente sulla consistenza patrimoniale dell’impresa stessa, viceversa esponendo quest’ultima all’eventuale insorgenza di un obbligo sanzionatorio nei confronti dell’erario.”.

A diverse conclusioni potrebbe giungersi laddove la condotta addebitata fosse delineata nella spendita per altri fini di risorse destinate al pagamento dei contributi, o la cui uscita sia comunque contabilmente giustificata in questi termini; situazione nella quale, e solo nella quale, troverebbe peraltro applicazione l’ipotesi della bancarotta per distrazione nella quale il Procuratore generale in sede ha chiesto la riqualificazione della condotta in esame.

La possibilità di riconoscere tale situazione nel caso concreto non è stata tuttavia considerata nella sentenza impugnata; essendosi la Corte territoriale limitata ad attribuire la diversa qualificazione giuridica della bancarotta per dissipazione alla mera omissione del versamento dei contributi, erroneamente contestata, sulla scorta di quanto affermato in precedenza, come bancarotta impropria per causazione del fallimento.

La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata sul punto, con rinvio ad altra Sezione della Corte di appello territoriale, per nuovo esame sulla ricorrenza delle condizioni per la configurabilità di ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale, nei termini appena esposti.

Cass., V Sez. Penale, 30 Maggio 2017, n. 34836 (leggi la sentenza)

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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