Mancata mediazione: il decreto ingiuntivo passa in giudicato

Ennesima conferma da parte dell’autorità giudiziaria: in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di introdurre il procedimento di mediazione grava sul debitore opponente.

Il Tribunale di Bologna, mostrando così di condividere pienamente l’orientamento espresso in materia dalla Suprema Corte, ha infatti osservato come sia interesse della parte ingiunta ottenere la prosecuzione del giudizio, per evitare che il decreto ingiuntivo acquisito dal creditore a suo carico diventi definitivo. Di contro, pare assurdo gravare il creditore dell’onere di mantenere in vita una causa, volta a privare di efficacia il titolo esecutivo ottenuto.

Nel provvedimento si legge in particolare: “Si deve osservare, difatti, come il debitore opponente nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo abbia certamente veste processuale di attore e rappresenti la parte processuale che ha interesse alla prosecuzione del giudizio di opposizione al fine di evitare che il decreto ingiuntivo diventi definitivamente esecutivo.

I provvedimenti emessi in sede monitoria sono, difatti, caratterizzati da tendenziale stabilità, posto che il legislatore, con scelta univoca, ha disposto che ogni vicenda processuale che impedisca al procedimento di opposizione di procedere determini la definitività del decreto opposto: così, l’art. 647, l comma stabilisce che se l’opposizione non è proposta entro il termine stabilito oppure l’opponente non si sia costituito, il giudice, su istanza del ricorrente, dichiara esecutivo il decreto ingiuntivo; così anche l’art. 653 afferma che, in caso di estinzione del processo di opposizione, il decreto acquisti efficacia esecutiva.

Seguendo la tesi opposta, per la quale l’improcedibilità dovrebbe colpire la domanda svolta col ricorso monitorio, si giungerebbe a conclusioni del tutto eccentriche rispetto alle regole processuali proprie del procedimento di ingiunzione e del successivo giudizio d’opposizione. Il creditore opposto sarebbe, difatti, costretto a coltivare il giudizio di opposizione diretto a rimuovere gli effetti del decreto ingiuntivo, in evidente contrasto con l’impostazione inequivoca del giudizio di opposizione come giudizio eventuale rimesso alla libera scelta dell’ingiunto.

(…) Va pure rilevato come, sul piano degli effetti concreti, imporre di attivarsi alla parte che è già munita di un titolo (il decreto ingiuntivo),idoneo a consolidarsi in caso di estinzione dell’opposizione, realizzerebbe un risultato non convergente rispetto all’intento chiaramente deflattivo del Legislatore, che è alla base anche delle norme sulla mediazione di cui al d.l. 28/2010; fare riferimento alla domanda sostanziale, ed alla nozione di attore in senso sostanziale, porterebbe difatti all’inevitabile conseguenza, sempreché nelle more non siano maturate decadenze o prescrizioni, che il processo potrebbe ricominciare daccapo, con un nuovo ricorso monitorio e la conseguente opposizione, posto che il creditore insoddisfatto sarebbe verosimilmente indotto a ripresentare la domanda“.

Tribunale Bologna, ordinanza del 19 luglio 2017

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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