L’usura dei tassi di mora segue i criteri di Bankitalia

“[In tema di contratti bancari ed usura dei tassi moratori, n.d.r.], è il Ministero che, sentita la B.D., pubblica i decreti trimestrali per i tassi soglia; nei suddetti decreti, come si è detto, l’indicazione di qual è la maggiorazione media per i tassi moratori è contenuta fin dal 2003; conseguentemente non si tratta di rideterminare arbitrariamente una nuova soglia usuraria in base a dati non ufficiali, ma di applicare dati ufficiali che distinguono due diverse realtà”.

Nella controversia portata all’attenzione del tribunale padovano, l’attore mutuatario ipotecario lamentava la più tipica delle contestazioni in auge di questi tempi, ovvero l’usurarietà dei tassi moratori previsti nel contratto di finanziamento.

A sostegno della doglianza proponeva due tesi fra loro alternative: da un lato, in chiaro contrasto con gli indirizzi giurisprudenziali maggioritari, l’usurarietà scaturirebbe dalla sommatoria dei tassi corrispettivi e moratori previsti in contratto; d’altro lato, il superamento della soglia usura sarebbe comunque rilevato per effetto dell’applicazione del tasso moratorio sulla rata scaduta insoluta, costituita da capitale più interessi corrispettivi, nonché per via dell’applicazione del metodo di ammortamento c.d. alla francese che, contenendo un tasso d’interesse composto, comporterebbe una capitalizzazione.

L’autorità giudiziaria, nel rigettare l’esplorativa istanza di CTU avanzata dall’attore, ha rigettato definitivamente la domanda e nella parte motiva del provvedimento statuisce quanto segue:

“affermata la rilevanza dei tassi moratori ai fini dell’usura, per il calcolo della soglia di usura, [diversamente dalla sommatoria dei tassi sostenuta da parte attrice, n.d.r.] è necessario effettuare alcune riflessioni: in primo luogo i decreti trimestrali del Ministero dell’Economia e delle Finanze Dipartimento del Tesoro a partire dal 25/3/2003 enunciano all’art. 3 co. 4 che la rilevazione statistica dei tassi di mora ha portato ad una maggiorazione media del 2,1%;  in secondo luogo la B.D., nei chiarimenti resi in data 3/7/2013 evidenzia che nel calcolo dei TEGM non vengono considerati gli interessi di mora; tuttavia, enuncia la B.D., poiché è pacifico che tali interessi devono essere considerati ai fini dell’usura, per evitare confronti fra tassi disomogenei (…) i Decreti trimestrali riportano i risultati di un’indagine per cui la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali; stabilisce dunque la B.D. che il calcolo della soglia usuraria dell’interesse di mora debba avvenire con TEGM+2,1 e su quello calcolare gli aumenti. (…). Tale chiarimento, sebbene non vincolante, deve essere condiviso”.

L’impostazione così accolta dal giudicante è forte del fatto che, diversamente da quanto sostenuto a contrario – per cui le indicazioni della Banca d’Italia non potrebbero essere prese in considerazione per la rilevazione usuraria dei tassi moratori in quanto le stesse riferiscono solo della soglia usura dei corrispettivi -, nel caso degli interessi moratori non è la Banca d’Italia ma il Ministero che, sentita quest’ultima, pubblica i decreti trimestrali per i tassi soglia; nei suddetti decreti, l’indicazione di qual è la maggiorazione media per i tassi moratori è contenuta fin dal 2003.

Conseguentemente non si tratta di rideterminare arbitrariamente una nuova soglia usuraria in base a dati non ufficiali, ma di applicare dati ufficiali che distinguono due diverse realtà. Per tali motivi, sostiene il Tribunale, le indicazioni di Bankitalia non possono che trovare applicazione anche nel caso in cui si controverta sulla validità delle clausole relative ai tassi moratori.

Sul fronte dell’illegittima capitalizzazione, asseritamente dovuta ad un piano di ammortamento alla francese, da cui l’attore mutuerebbe un vizio d’usurarietà dei tassi moratori, il giudice rileva correttamente che anche questa impostazione risulta totalmente errata in virtù di due profili, l’uno fattuale e l’altro giuridico.

In prima battuta, il tribunale sostiene infatti che il mutuo oggetto di causa è in regolare ammortamento, pertanto non può nemmeno farsi luogo ad una valutazione sull’usurarietà del tasso moratorio, non potendo trovare accoglimento l’ipotesi surreale, sostenuta da parte attrice, di immaginare la prima rata scaduta comprensiva di capitale ed interessi su cui applicare la percentuale dei  moratori previsti in contratto; infatti “un mutuo in regolare ammortamento comporta l’impossibilità che interessi scaduti maturino a loro volta interessi, essendo tutti gli interessi maturati saldati periodicamente con il pagamento della rata”.

In secondo luogo, il giudice sottolinea correttamente che “fin dall’entrata in vigore della Delib. CICR 9 Febbraio 2000, cui è succeduta la Delib. CICR 3 agosto 2016, è ammessa la produzione di interessi moratori sull’intera entità della rata scaduta. Essa viene dunque trattata come capitale e pertanto l’effetto anatocistico (che presuppone l’esistenza di interessi scaduti, sui quali calcolare interessi) non si verifica e l’effetto segnalato dall’attrice non può essere valutato ai fini dell’usura”.

Infine, non di poca importanza appare il rilievo posto in conclusione alla decisione, peraltro confermativo dei precedenti giurisprudenziali sul punto, per cui, nelle controversie aventi ad oggetto la valutazione dell’usurarietà dei tassi di mora, la sanzione della nullità prevista dall’art. 1815 c.c. deve essere in ogni caso limitata alla clausola riguardante l’onere di mora e non anche quella relativa all’interesse corrispettivo e ciò sul presupposto primariamente logico oltre che giuridico per cui l’accertata usurarietà del tasso di mora non travolge tutte le pattuizioni relative agli interessi, e ciò sull’evidente e consolidato motivo che le previsioni di interessi corrispettivi e di interessi moratori sono autonome, hanno funzioni ontologiche  diverse ed hanno le une applicazione certa e le altre applicazione  solo eventuale in quanto condizionate all’inadempimento del mutuatario.

Tribunale di Padova, sentenza del 9 aprile 2018 (leggi la sentenza)

Roberta Bramanti – r.bramanti@lascalaw.com

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