Lucio Battisti tornerà a cantare sul web

La Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l. (AQZ), attuale detentore dei diritti sul repertorio di Lucio Battisti, metterà presto all’asta il suo patrimonio editoriale dopo la sconfitta nelle aule del Tribunale di Milano contro Giulio Rapetti Mogol (in arte, Mogol).

La faccenda è nota. Con la sentenza in commento, il Tribunale di Milano ha dato ragione al “Paroliere”, coautore con Battisti dei brani più famosi, riconoscendogli un risarcimento di quasi tre milioni di Euro quale lucro cessante per mancati introiti da sfruttamento delle opere. La AQZ, infatti, sotto la guida dell’amministratore unico Grazia Letizia Veronese, vedova Battisti, ha per anni rifiutato ogni proposta di utilizzo dei diritti in ambito non amministrato SIAE in quanto asseritamene e incondizionatamente lesiva del diritto morale d’autore del defunto marito.

Tale situazione divenuta insostenibile per Mogol, lo ha costretto a rivolgersi al giudice chiedendo la condanna della AQZ per inadempimento al contratto di edizione e la condanna della Signora Veronese per responsabilità extracontrattuale nella doppia veste di erede-contitolare del repertorio e di amministratrice della AQZ.

Con lunga e articolata sentenza il Tribunale ha così affrontato sostanzialmente due questioni. Nulla di realmente innovativo in termini di orientamento giurisprudenziale. Ma il provvedimento è mirabile per chiarezza ed esaustività, tanto da costituire certamente per il futuro – considerata anche la notorietà dei protagonisti – un punto di riferimento per chi si occupa di diritto d’autore.

Il diritto morale degli eredi.

La prima questione riguarda i limiti di esercizio del diritto morale degli eredi. Ovvero il diritto che questi hanno ex art. 23 l.d.a. (legge sul diritto d’autore, n. 633/1941) di «opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione, e ad ogni atto a danno dell’opera» che possano essere di pregiudizio all’onore o alla reputazione del de cuius (art. 20 l.d.a).

Ebbene, il giudice meneghino ha inteso tale diritto riferito alla sola immagine artistica e professionale e cioè «all’insieme di qualità, opinioni, concezioni, atteggiamenti, valori et. che risultano dalle opere e concorrono a formare l’identità (letteraria, artistica e professionale) dell’autore» (P. Auteri, Diritto d’Autore, in AA.VV., Diritto Industriale. Proprietà intellettuale e concorrenza, II ed., Giappichelli, Torino 2009, 572). Il collegio, quindi, non ha invocato l’abuso di diritto, ma ha preferito muoversi sul più sicuro terreno della distinzione tra reputazione personale e reputazione professionale, ritenendo che solo a quest’ultima l’inteprete possa rivolgersi nel valutare la fondatezza del diniego degli eredi all’utilizzo delle opere per lesione morale del diritto d’autore.

In tale prospettiva, l’art. 23 l.d.a. circoscrive «l’ambito di interdizione alla utilizzazione post mortem dell’opera degli autori nei soli casi oggettivamente pregiudizievoli di tale personalità creativa, al di là della soggettiva sensibilità dell’autore o dell’erede» (A. Avanzi, Reiterato diniego allo sfruttamento commerciale delle opere da parte dell’erede…, in Riv. Dir. Ind. 2017, 175).

L’istruttoria ha evidenziato che Lucio Battisti non ha mai avuto alcuna preclusione morale all’utilizzo delle sue opere in ambito commerciale. Circostanza, cita il giudice, desumibile anche dal fatto che lo stesso autore quand’era in vita aveva ceduto all’editore i diritti delle opere in sede pubblicitaria. Il costante rifiuto della Sig.ra Veronese a cedere i diritti di sincronizzazione non poteva quindi impedire alla AQZ di procedere comunque allo sfruttamento delle opere in tale ambito (sul punto, mi permetto di richiamare un mio vecchio contributo proprio sul diritto morale degli eredi in tema di accostamento di opere musicali a prodotti commerciali in commento ad una sentenza della Corte di Cassazione che aveva eluso radicalmente l’automatico svilimento di un’opera per il solo fatto di essere utilizzata in una pubblicità commerciale: F. Rampone, La “Barcarola” di Mascagni e il purèe Knorr: a proposito di un difficile ma non impossibile connubio tra musica colta e spot pubblicitario, in Giust. civ., 1998, II, 2152 e ss.).

La responsabilità delle convenute.

Veniamo quindi alla seconda questione, che riguarda la responsabilità concorrente della AQZ e della signora Veronese.

Il Tribunale ha colto nel segno, individuando le responsabilità della prima ed escludendo quella della seconda.

Nessun dubbio che la AQZ, appiattendosi sulle decisioni della Sig. Veronese – che abbiamo visto essere ingiustificate ai sensi della corretta interpretazione dell’art. 23 l.d.a. – si sia resa inadempiente al contratto di edizione. La Signora Veronese, invece, nella sua veste di coerede, non ha compiuto di per sé alcun atto illecito, ben potendo esprimere la sua opinione, ancorché ingiustificata. Essa ha solo compiuto un atto inidoneo a giustificare la decisione dell’editore di non utilizzare il repertorio al di fuori dell’ambito amministrato dalla SIAE.

Anche nella sua veste di amministratore unico della AQZ, non rileva la responsabilità della Sig.ra Veronese, non essendo tale profilo oggetto di causa. Mogol, che attraverso un veicolo societario possiede assieme ai sui figli una partecipazione in AQZ, potrà in veste di socio agire ex art. 2476 c.c. contro l’amministratore per atti propri del suo ufficio, prodromici e ulteriori rispetto all’inadempimento delle obbligazioni assunte dalla AQZ con il contratto di edizione.

Conclusioni.

Chi si aggiudicherà il repertorio Battisti-Mogol, riceverà come dote sicuramente alcuni contratti per sincronizzazione (in sentenza sono ricordati quelli con la Barilla, MPS e Poste Italiane) e proposte per eventi commemorativi con artisti ansiosi di interpretare i brani della coppia di autori più famosi della discografia italiana. E c’è da scommettere che l’aggiudicatario dovrà dimostrare di avere la capacità di rilanciare il repertorio su tutti i moderni canali di distribuzione finalmente garantendo agli eredi un lauto profitto, ma soprattutto consentendo al pubblico, in particolare quello più giovane che usa Spotify e iTunes, di riscoprire la differenza tra musica pop e arte.

Tribunale di Milano, 5 maggio 2016, n. 9232

Francesco Ramponef.rampone@lascalaw.com

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