Quando l’opposizione salva il precetto

La presenza di irregolarità formali nel precetto può ritenersi sanata per il raggiungimento dello scopo a seguito di proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi, in tutti i casi in cui con l’opposizione si contestino esclusivamente dette irregolarità e non anche pregiudizi ai propri diritti.

Questo il principio affermato nella recente ordinanza in commento, emessa dalla Corte di Cassazione il 18 luglio 2018, con la quale è stato confermato l’orientamento di legittimità già dal 1971.

Nel caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte, l’opponente si limitava a contestare la mancata indicazione, nell’atto di precetto, della data di notifica del titolo esecutivo, senza tuttavia contestare altri pregiudizi ai suoi diritti, conseguenti a tale irregolarità. In particolare, l’opponente avrebbe potuto, in ipotesi, lamentare che la notifica del titolo non fosse stata eseguita, ovvero di non essere stato messo in condizione di adempiere spontaneamente prima della notifica del precetto o anche successivamente nel termine indicato nello stesso al fine di evitare l’esecuzione.

Sulla scorta di quanto sopra, sebbene il Tribunale di merito avesse accolto l’opposizione agli atti esecutivi, rilevando la nullità dell’atto di precetto per mancata indicazione della data di notifica dei titoli e che tale nullità non era sanata con il raggiungimento dello scopo, consistente nel pagamento della somma precettata, e non nella proposizione dell’opposizione, la Corte di Cassazione, invece, ha precisato che la disciplina dell’opposizione agli atti esecutivi deve essere coordinata con le regole generali in tema di sanatoria degli atti nulli.

Pertanto, la Suprema Corte ha evidenziato che con l’opposizione agli atti esecutivi ex art 617 c.p.c. non possono farsi valere vizi, quali la nullità della notificazione del titolo esecutivo e del precetto, quando sanati per raggiungimento dello scopo ex art. 156 c.p.c., e ciò proprio in virtù del fatto che la proposizione dell’opposizione al precetto costituisce prova evidente del conseguimento della finalità di invitare il debitore ad adempiere, rendendolo edotto del proposito del creditore di procedere ad esecuzione forzata in suo danno.

Pertanto la Corte, applicando il principio di ordine generale della sanatoria per il raggiungimento dello scopo alla proposizione della opposizione a precetto, ha cassato la sentenza impugnata e rinviato al Giudice di prime cure.

Cass., Sez. VI-3 Civ., 18 luglio 2018, ordinanza n. 19105

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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