È l’opponente che preclude al creditore la via breve

Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di contratti bancari e finanziari è tenuto, preliminarmente, a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del D.lgs. 28/2010, posto che la mediazione bancaria costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale, a pena di decadenza, rilevabile sia su istanza della parte che ne ha interesse che d’ufficio dal Giudice.

Nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, dunque, è sull’opponente che grava l’onere della mediazione obbligatoria, perché è l’opponente che intende precludere (al creditore) la via breve per percorrere la via lunga. Una diversa soluzione sarebbe alquanto irrazionale, perché finirebbe per “premiare” la passività dell’opponente.

Questi principi sono stati ribaditi dal Tribunale di Torino, Dott.ssa Laura Maria Riviello, con la sentenza n. 3921 del 25.07.2017.

Nella fattispecie de qua una società conveniva in giudizio una Banca promuovendo opposizione al decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, con il quale l’Istituto di credito aveva ingiunto il pagamento di una somma di denaro maturata in suo favore in seguito alla concessione di un finanziamento. Si costituiva in giudizio la Banca che, in primis, chiedeva l’improcedibilità del giudizio, stante il mancato esperimento del procedimento di mediazione.

Il Giudice ha ritenuto fondata tale eccezione, considerato che nel caso di specie, parte opponente aveva  chiesto un termine per introdurre la mediazione, ma non aveva poi assolto a tale obbligo.

Sul punto, il Giudice ha motivato la propria decisione ricalcando le motivazioni già espresse dalla Sentenza della Corte di Cassazione n. 24696/2017, nonché l’orientamento della giurisprudenza maggioritaria, ed ha precisato come “avendo come guida il criterio ermeneutico dell’interesse e del potere di introdurre il giudizio di cognizione, è dunque sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga. La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte attrice. Ciò in quanto “l’onere di esperire il tentativo di mediazione deve allocarsi presso la parte che ha interesse e ha il potere di iniziare il processo”.

Alla luce delle suesposte argomentazioni il Tribunale, quindi, ha dichiarato improcedibile l’opposizione proposta dalla società debitrice, condannandola altresì al pagamento delle spese di lite e confermando il decreto ingiuntivo opposto.

Tribunale di Torino, 25 luglio 2017, n. 3921

Giulia Martucci – g.martucci@lascalaw.com

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