L’operatore qualificato secondo la Corte d’Appello di Milano

In un recente precedente della Corte d’Appello di Milano, ottenuto dallo Studio, è stato affrontato il tema della dichiarazione di operatore qualificato, rendendo una rappresentazione chiara dell’orientamento consolidatosi innanzi alla Suprema Corte di Legittimità.

Dopo un primo grado favorevole per l’intermediario finanziario, la società attrice – contestando la validità della stipulazione dei contratti derivati – proponeva impugnazione alla pronuncia di prime cure, denunciando la erroneità in ordine alla valutazione della dichiarazione resa dalla società ex art. 31 Regolamento Consob n. 11522/1998.

Il primo rilievo pertiene alla affermazione in ordine alla esistenza di una tutela graduata dell’investitore, laddove la Corte di merito afferma che “È noto che la legge prevede una tutela differenziata a seconda che il cliente sia persona giuridica o persona fisica. Nel primo caso la legge appresta una tutela minore, in ragione del contesto societario all’interno del quale si forma la volontà di sottoscrivere tali contratti e di dichiararsi operatori qualificati. Questo contesto risulta, per ovvi motivi, più strutturato rispetto a quello individuale della persona fisica. Di conseguenza, l’intermediario, a fronte della formale dichiarazione della persona giuridica, è esonerato dall’operare ulteriori verifiche volte a sindacare l’effettiva sussistenza di tale qualità”.

Analizzando la diversità tra le figure già previste dal Regolamento Consob citato, la Corte riconosce che “Nei confronti della persona fisica (art. 31 Reg. Consob), invece, la legge ha previsto una disciplina più protettiva. In particolare, a differenza di quanto avviene per le persone giuridiche, non è sufficiente la sola dichiarazione (che può non rivestire la forma scritta) di operatore qualificato, ma è necessario che l’intermediario verifichi il possesso effettivo delle qualità dichiarate. Di conseguenza, mentre per le persone giuridiche il legislatore ritiene sufficiente la mera sussistenza del requisito formale (salvo che emergano elementi difformi rispetto alla dichiarazione, così da richiedere un ulteriore controllo dalla Banca), diversamente, per le persone fisiche, il legislatore ha previsto un requisito sostanziale più pregnante (imponendo una verifica sostanziale effettiva) e, al tempo stesso, uno formale meno incisivo (non essendo necessaria una dichiarazione scritta del cliente). Tale soluzione, recentemente confermata nella sentenza C.Cass. n. 21887/2015, è ragionevole oltre che conforme a basilari principi costituzionali. In particolare, il differente grado di tutela si giustifica in ragione della sostanziale differenza delle situazioni di fatto e di diritto ove si forma la volontà di dichiararsi operatore qualificato”.

Dunque, la Corte d’Appello di Milano riconosce che la sola dichiarazione di operatore qualificato della società è sufficiente ad escludere la necessità di un accertamento da parte dell’intermediario finanziario in merito alla sussistenza delle qualità richieste.

Corte d’Appello di Milano, 24 ottobre 2017, n. 4453 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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