L’onere probatorio è in capo alla banca o al cliente?

Il Tribunale di Monza, con la sentenza numero 661, del 6 marzo 2017, si è espresso in relazione all’annosa questione dell’onere probatorio nell’ambito delle controversie bancarie.

Nel caso di specie un correntista conveniva in giudizio un Istituto di credito, al fine di veder accertare e dichiarare la nullità parziale/totale del contratto di conto corrente e delle aperture di credito, per violazione dell’art. 117 T.u.b., nonché l’illegittima applicazione di interessi anatocistici ed usurai ai contratti di mutuo. L’attore depositava una perizia econometria, senza tuttavia produrre copia dei contratti oggetto di contestazione, bensì cercando di colmare la lacuna probatoria mediante la richiesta di esibizione, ex art. 210 c.p.c., che veniva rigettata dal Giudice adito. Il Giudice lombardo statuiva sul punto che: “Tale carenza di allegazione non può essere superata mediante richiesta di esibizione.”  Parte attrice, infatti, avrebbe dovuto acquisire preventivamente dalla banca, ex art. 119 Tub, la documentazione necessaria per la predisposizione di un corretta analisi tecnico-contabile. La carenza documentale non può essere surrogata attraverso l’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c., che rappresenta una deroga ai principi dell’onere probatorio e della disponibilità delle prove (art. 115 c.p.c.) e che non può trovare ingresso quale mezzo sostitutivo dell’onere di parte.

Il Tribunale di Monza ha, dunque, ribadito il principio di carattere generale secondo cui l’onere della prova grava sulla parte istante, che è tenuta a provare i fatti costitutivi  della sua pretesa e, in primo luogo, ad allegare e produrre i contratti bancari contenenti le clausole asseritamente invalide.

Conseguentemente il Giudice ha dichiarato l’inammissibilità della perizia di parte, in quanto l’elaborato risultava essere privo dell’effettivo valore ricostruttivo del rapporto lamentato. Il Giudice sottolineava che: “parte attrice non ha chiarito quali criteri abbia applicato nell’elaborazione dei propri conteggi e non ha dimostrato di essersi attenuta alle disposizioni. Anzi la perizia si afferma espressamente di essersi discostata dalle istruzioni della Banca d’Italia. Le restanti contestazioni sollevate sono formulate in modo del tutto generico, ripetitivo e non circostanziato. Inoltre, risultano non pertinenti in quanto non trovano corrispondenza in fatto e nel rapporto in essere tra le parti.”

Trib. Monza, 6 marzo 2017, n. 661

Antonio Rivellesea.rivellese@lascalaw.com

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