Siete qui: Oggi sulla stampa

Lo studio accelera sulle tecnologie

Una crescita costante degli investimenti, anno dopo anno. Ricorda la politica dei piccoli passi la strategia di investimenti in innovazione degli studi professionali italiani, che quest’anno spenderanno quasi 1.220 milioni con un +3,8% sul 2017. Ad alimentare questo capitolo di spesa è lo scatto digitale della Pa a cui si aggiungono firma elettronica, condivisione (workflow) e conservazione digitale dei documenti, fatturazione elettronica B2B e processo civile telematico.
Una serie di novità e obblighi che trainano gli investimenti. Nel 2017 in media uno studio legale ha speso 5.300 euro (+700 rispetto al 2016), il commercialista 8.800 euro (+100), il consulente del lavoro è stabile a 8.700 euro, mentre quello multi disciplinare ha ridotto il budget a 14.100 (-2.300 euro). Per quest’anno le prospettive sono positive. La maggioranza degli studi manterrà invariato o aumenterà gli investimenti in Ict.
Tra i big spender i notai: due su tre studi, in media, hanno speso tra i 5mila e i 50mila euro in soluzioni e piattaforme Ict. È quanto rivela la ricerca dell’Osservatorio della School of management del Politecnico di Milano «Professionisti e innovazione digitale» che sarà presentata mercoledì.
Nel complesso solo il 2% degli studi non ha investito in tecnologia nel 2017, percentuale che sale al 13% fra i notai. Il 14% ha investito fino a mille euro, il 23% una cifra compresa fra mille e 3mila euro, il 21% da 3mila a 5mila, il 24% fra 5mila e 10mila e il 15% un importo da 10mila a 50mila euro. Queste cifre possono sembrare basse rispetto ai budget delle aziende, ma si deve considerare che il 72% degli avvocati, il 57% dei commercialisti, il 63% dei consulenti del lavoro e il 44% degli studi multidisciplinari fatturano meno di 100mila euro all’anno. «Il mondo delle professioni giuridiche aumenta la spesa in high tech per il secondo anno consecutivo di oltre il 2%, superando in valore percentuale le imprese ferme all’1,9% – segnala Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio -. Un terzo degli studi è pronto ad innovare per migliorare il livello di efficienza dei processi interni e la relazione con i clienti».
Oltre ad allinearsi ai nuovi obblighi normativi ci sono la ricerca di efficienza e la volontà di offrire nuovi servizi e strumenti ai clienti. Esigenze sentite da un professionista su due.
Un handicap, invece, è il basso volume dei ricavi che frena la capacità di investire e innesca la richiesta di agevolazioni o finanziamenti. Un altro freno arriva da una certa indifferenza dei clienti verso i nuovi servizi offerti come la fatturazione elettronica o l’assenza di richiesta di innovazione.
Esiste anche una minoranza di studi che invece già percorre vie di frontiera. «L’intelligenza artificiale e la business intelligence cominciano a essere usate, sia pure solo da un numero marginale di studi – rileva Elisa Santorsola, co-direttrice dell’Osservatorio -. Notiamo una carenza nella capacità di execution sui progetti più innovativi perché troppo impegnati nella gestione ordinaria dello studio».
Studi che si rivelano nebulizzati, con in media, secondo la ricerca, poco più di due professionisti e un paio di dipendenti. Dall’altra parte della scrivania si siedono in media una novantina di clienti aziendali per gli studi multidisciplinari, 70 per i consulenti del lavori, 64 per i commercialisti e 43 per i legali.
I multidisciplinari conquistano il podio del fatturato, con una media di 360mila euro l’anno. Precedono i legali (300mila), i commercialisti (265mila) e i consulenti del lavoro (159mila) .

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Qualsiasi tipologia di professionista - dall’amministratore di condominio all’architetto, dall...

Oggi sulla stampa

Una serie di interventi mirati sul processo civile. Da mandare in Consiglio dei ministri subito dopo...

Oggi sulla stampa

L’Irlanda, da bravo allievo modello dell’Unione europea, ancora una volta ha fatto i compiti, in...

Oggi sulla stampa