Ma lo sapeva che quando ha firmato…

L’anfibologia del titolo è utile per concentrarsi nella lettura della decisione della Suprema Corte che si adagia, per certi versi, rispetto ad un analogo precedente di legittimità di poco tempo fa, in tema di “operatore qualificato” ai sensi dell’art. 31 del Regolamento Consob n. 11522/1998.

La decisione in questione ruota intorno ad un contratto di interest rate swap stipulato nel marzo del 2007 tra una multinazionale del settore cosmetico e un intermediario finanziario: la soddisfazione della prima è durata solamente per il grado d’appello, che riformava la decisione del primo giudice, risolvendo il contratto derivato e dichiarando la non debenza del passivo maturato dalla società.

Il primo passaggio saliente è quello temporale che, peraltro, detta l’applicazione dell’impianto normativo di riferimento: infatti, la Corte territoriale ha ritenuto che “all’operazione del 18 marzo 2007 si applichi l’art. 31 del regolamento Consob n. 11522 del 1998: ciò perché la fase genetica del contratto non può che essere retta dalla normativa in vigore in tale momento. Né, aggiunge la corte, l’applicazione del regolamento Consob del 29 ottobre 2007, n. 16190 fu contrattualmente stabilita: al contrario, dall’esame del contenuto del nuovo accordo risulta in modo inequivoco che le precedenti operazioni restavano valide, in quanto sorte nel vigore del precedente regolamento del 1998 ed alle condizioni da esso dettate, proprio perché validamente poste in essere al momento genetico del loro sorgere, tanto che non ne fu prevista affatto la rinnovazione”.

Non viene meno, allora, il brocardo tempus regit actum: quindi, quando il legale rappresentante della società ha firmato la dichiarazione era da considerarsi operatore qualificato in base alla normativa applicabile al tempo.

Il secondo passaggio, saliente e dirimente per il Collegio di Legittimità, riguarda invece la validità e le conseguenze derivanti dalla dichiarazione resa dalla società d’esser un operatore qualificato: senza alcun intervento additivo o interpretativo, ma con semplice lettura delle norme secondarie, la Corte conferma che dalla qualifica dichiarata “discende l’inapplicabilità di numerose prescrizioni, come dispone l’art. 31, comma 1, del citato regolamento, vale a dire la previsione della forma scritta ex art. 23 d.lgs. n. 58 del 1998, la disciplina del conflitto di interessi (art. 27 reg. Consob), gli obblighi di informazione attiva e passiva (art. 28 reg. Consob), le previsioni in tema di operazioni inadeguate (art. 29 reg. Consob). La legge prevede dunque forme di tutela differenziata, sulla base della vigilanza regolamentare svolta dalla Consob, riconoscendo la necessità di graduare la tutela giuridica offerta alla clientela degli intermediari finanziari, in particolare nei casi in cui il cliente sia già, di per sé, in grado di riconoscere e valutare le caratteristiche e i rischi specifici dell’operazione”.

Una tutela graduata dipendente da un diverso grado di conoscenza del contraente che si presume essere in grado di conoscere e valutare caratteristiche e rischi di ogni operazione, ben spiegate anche dal precedente reso sempre nel corrente anno dalla Corte nomofilattica (cfr Cass. Civ., Sez. I, 19-2-2018, n. 3962).

Il titolo può allora interpretarsi anche con l’idea per cui quando venne sottoscritta la dichiarazione, ovviamente, la società era consapevole perfettamente dei rischi e delle caratteristiche dell’operazione.

Cass., Sez. I Civ. 4 aprile 2018, n. 8343 (leggi la sentenza)

Gabriele Stefanucci – g.stefanucci@lascalaw.com

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