Litisconsorzio e solidarietà: quando vanno a braccetto

In un giudizio di risarcimento del danno, il vincolo di solidarietà tra due convenuti dà luogo ad un litisconsorzio necessario, solo se almeno uno dei convenuti chieda che venga accertata la responsabilità esclusiva dell’altro, ovvero che ne venga accertata a loro carico una quota diversa, presupponendo così che via sia la corresponsabilità affermata dall’attore: questo il principio di diritto affermato dalla Suprema Corte con la recentissima ordinanza n. 9625/2018.

Al contrario, sempre secondo la Cassazione, si tratta di litisconsorzio facoltativo quando l’attore propone una domanda con la quale invochi contro distinti soggetti la responsabilità solidale per un titolo comune e i convenuti non chiedano reciprocamente l’accertamento della responsabilità esclusiva l’uno dell’altro.

Ciò è quanto avvenuto nel caso concreto sottoposto alla Suprema Corte in cui, a seguito di citazione in giudizio del Comune per danni causati dal cattivo stato di un tratto di strada, quest’ultimo si è costituito in giudizio limitandosi ad eccepire che la manutenzione dello stesso non spettasse all’ente, essendo di proprietà del condominio, nei confronti del quale – su ordine del Giudicante – è stato pertanto integrato il contradditorio.

Tuttavia, non risultando che il condominio o il comune avessero chiesto reciprocamente l’accertamento della responsabilità esclusiva l’uno dell’altro o di una responsabilità pro quota in misura diversa, il litisconsorzio in causa è rimasto sul piano dell’art. 103 cpc, come litisconsorzio facoltativo.

Allo stesso modo, rimane tale anche in sede di gravame ai sensi del principio di diritto già enunciato da Cass. 3338/2009 in base al quale, la circostanza che una domanda di condanna all’adempimento di un’obbligazione, nella specie risarcitoria, venga accolta nei confronti di più soggetti in via solidale, non giustifica affatto di per sé che il processo, il quale in primo grado ha avuto natura di litisconsorzio facoltativo, si configuri in sede di impugnazione come processo su causa inscindibile che, quindi, ai sensi dell’art. 331 cpc presuppone l’integrazione del contradditorio.

Per tale ragione, per quanto riguarda il merito, la Suprema Corte adita – pur ritenendo nulla la notifica al Comune (rimasto contumace in sede di appello) poiché effettuata dal ricorrente presso la Cancelleria della Corte Territoriale e non allo stesso personalmente – ha ugualmente deciso nel merito, non ritenendo necessaria la rinnovazione della notifica ex art. 332 cpc e ha rigettato il ricorso proposto dal Condominio e confermato la sentenza di appello che condannava entrambi i convenuti al risarcimento del danno.

Cass., Sez. III Civ., 19 aprile 2018, ordinanza n. 9625

Chiara Gennaro – c.gennaro@lascalaw.com

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