L’ISC ha natura meramente informativa

La divergenza tra l’indicatore sintetico di costo (cd. ISC) dichiarato e quello effettivo non rende nulle le pattuizioni sugli interessi del contratto di mutuo raggiunte dalle parti, in quanto “l’indicatore sintetico di costo serve solo ad informare il mutuatario del costo complessivo del credito a lui erogato, mentre le varie voci di costo, compresa prima di tutto la misura degli interessi corrispettivi, sono pattuite in altre specifiche clausole”.

Così ha statuito il Tribunale di Napoli, sez. II, in persona del Giudice Ettore Pastore Alinante, con la sentenza n. 183 del 09.01.2018.

Nel caso di specie, relativo ad un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la parte mutuataria ha sostenuto che l’indicatore sintetico di costo riportato nel contratto di mutuo fosse inferiore a quello effettivamente applicato e, pertanto, la clausola determinativa degli interessi sarebbe stata nulla, con la conseguenza che gli stessi avrebbero dovuto essere corrisposti nella misura indicata dall’art. 125 bis co. 7 TUB. Quest’ultimo, infatti, prevede che: “nei casi di assenza o di nullità delle relative clausole contrattuali:

  1. a) il TAEG equivale al tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell’economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto. Nessuna altra somma è dovuta dal consumatore a titolo di tassi di interesse, commissioni o altre spese;
  2. b) la durata del credito è di trentasei mesi”.

Sul punto, il Tribunale ha precisato che l’ISC serve solo ad informare il mutuatario del costo complessivo del credito a lui erogato, mentre le varie voci di costo sono pattuite in altre specifiche clausole e, pertanto, in tale prospettiva, la differenza tra l’ISC dichiarato e quello effettivo non rende nulle le pattuizioni sugli interessi raggiunte nel contratto di mutuo, salvo che la parte mutuataria deduca che, a causa dell’errata informazione sull’ISC, sia stata indotta a stipulare un mutuo che altrimenti, conoscendone davvero il costo effettivo, non avrebbe stipulato. Ciò però, nel caso di specie, non era stato dedotto e, peraltro, lo scostamento era così scarso da non potersi neanche presumersi che, conoscendo l’effettivo ISC applicato, il mutuo non sarebbe stato contratto.

Per tali ragioni il Tribunale ha disatteso il motivo di opposizione, precisando altresì che la disciplina invocata dagli opponenti è applicabile solo ed esclusivamente ai finanziamenti stipulati nell’ambito dei contratti di credito al consumo di importo non superiore a Euro 75.000 e pertanto non ad un contratto di mutuo concesso ad una società commerciale per un importo superiore a tale limite, come era nel caso di specie.

Tribunale di Napoli, 9 gennaio 2018, n. 183 (leggi la sentenza)

Giulia Martucci – g.martucci@lascalaw.com

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