L’interdetto può richiedere la separazione giudiziale

La Corte di Cassazione torna ad occuparsi della tutela processuale dell’incapace, concentrandosi in particolare sulla possibilità per il tutore di proporre una domanda di separazione in nome e per conto dell’interdetto.

La legge 898/70, nell’accomunare il malato di mente privo di protezione all’infermo già dichiarato incapace di intendere e volere, ha stabilito che anche quest’ultimo, sebbene sottoposto a tutela, debba essere rappresentato nel procedimento di divorzio da un curatore speciale per il solo caso in cui l’incapace sia convenuto in giudizio.

Tale norma è stata ritenuta applicabile anche nell’ipotesi in cui “interessato ad ottenere il divorzio sia il soggetto incapace, al quale è stata perciò riconosciuta la legittimazione ad agire ed a promuovere il relativo giudizio per il tramite di un curatore speciale, nominato su istanza del tutore”.

Ciò in quanto si vuole evitare che l’interdetto subisca una disparità di trattamento rispetto all’altro coniuge in ordine alla richiesta del divorzio. L’interesse ad ottenere il divorzio può, infatti, sussistere per l’interdetto indipendentemente dalla posizione assunta dall’altro coniuge, oltre che realizzare una forma di protezione per l’interdetto rispetto al mantenimento del vincolo matrimoniale.

L’interdizione per infermità di mente non esclude, inoltre, che la tutela degli interessi dell’interdetto in ordine al divorzio possa essere rimessa ad un altro soggetto.

Se il tutore non potesse sostituire l’interdetto nel porre in essere un atto personalissimo, significherebbe sostenere che quest’ultimo ha in concreto perso il relativo diritto, non potendo più esercitarlo.Pertanto, all’interdetto deve ritenersi consentito, per il tramite del tutore, il compimento di tali atti, in quanto l’esercizio del relativo diritto è necessario per assicurare la sua adeguata protezione.

I suddetti principi enunciati in materia di divorzio possono ritenersi applicabili alla separazione, in quanto tra le situazioni giuridiche soggettive che realizzano la personalità dell’individuo va collocato anche il diritto alla separazione.

Tanto premesso, per la promozione della connessa azione sarà necessario designare un soggetto terzo, nominato ad hoc, solo nel caso di conflitto di interessi fra il tutore ed il proprio rappresentato, risolvendosi, altrimenti, in un inutile formalismo.

Cass., Sez. VI Civ. – 3, 6 giugno 2018, ordinanza n. 14508

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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