L’instaurazione del contraddittorio, una questione di … cartoline

La Suprema Corte con una recentissima ordinanza ha dichiarato inammissibile il ricorso, relativo ad un procedimento amministrativo, in quanto non veniva data prova della rituale notificazione dello stesso.

La vicenda in esame aveva visto il ricorrente proporre appello per ottenere l’equo indennizzo relativo alla dedotta durata irragionevole di un giudizio amministrativo incardinato dinanzi al T.A.R. Campania, finalizzato ad annullare un ordine di demolizione.

La Corte d’Appello di Roma rigettava la domanda del ricorrente in quanto infondata, alla stregua della sopravvenuta declaratoria di improcedibilità dell’originario ricorso proposto.

I giudici di secondo grado giustificavano la propria decisione sulla base del venir meno dell’interesse del ricorrente ad una pronuncia sulla legittimità del provvedimento amministrativo impugnato, che aveva già perso di efficacia.

Così il soccombente decideva di spiegare ricorso in Cassazione al fine di far valere le proprie ragioni.

Gli ermellini, in via pregiudiziale, costatavano l’inammissibilità del ricorso presentato, in quanto privo della prova della rituale notificazione all’intimato.

Nel caso di specie, infatti, il ricorrente pur allegando alla domanda la ricevuta di spedizione del ricorso a mezzo posta, ha omesso di produrre la cartolina di ricevimento da parte del resistente e, stante la mancata predisposizione di parte opponente di alcuna attività difensiva, il contraddittorio non poteva considerarsi correttamente instaurato.

Secondo la consolidata giurisprudenza della Suprema Corte la produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato, contenente la copia del ricorso spedito per la notificazione a mezzo del servizio postale, è richiesta dalla legge come prova del perfezionamento del procedimento notificatorio e così della corretta instaurazione del contradditorio.

Pertanto, come confermato dalla stessa Corte, in assenza di attività difensiva avente carattere “sanatorio” da parte dell’intimato, il ricorso per Cassazione deve essere dichiarato inammissibile.

Cass. 26 marzo 2018, n. 7480 (leggi la sentenza)

Gianluca Pappacena – g.pappacena@lascalaw.com

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