L’incompletezza della richiesta stragiudiziale inviata all’assicuratore non è sanabile e rende la domanda improponibile

Trib. Milano, 23 ottobre 2013, Sez. XII, n. 13213 (leggi la sentenza per esteso) 

L’art. 148 del Codice delle Assicurazioni (decreto legislativo 7 settembre 2005 n° 209), innovando profondamente la disposizione previgente (art. 22 L. 990 del 1969 sull’assicurazione obbligatoria RCA) che si accontentava di una richiesta stragiudiziale assolutamente generica, ha imposto ai danneggiati l’onere di fornire all’assicurazione tenuta a risarcire il danno una serie tassativa di dati e documenti.  Nel caso di incidente con lesioni alle persone: codice fiscale, descrizione delle circostanze del sinistro, età, attività del danneggiato, reddito, entità delle lesioni subite, attestazione medica comprovante l’avvenuta guarigione con o senza postumi permanenti, dichiarazione (ai sensi dell’art. 142 Cod. Ass.) di avere o non avere diritto a prestazioni da parte delle Assicurazioni Sociali.  Solo dalla ricezione di una richiesta completa di tutti gli elementi sopra menzionati decorre il termine di 90 giorni entro il quale l’assicuratore ha l’obbligo di proporre una “congrua e motivata” offerta di risarcimento del danno, oppure di comunicare i motivi per cui non intende risarcire.  Se la richiesta pervenuta è incompleta, l’assicurazione può chiedere le necessarie integrazioni: se le chiede, il suddetto termine di 90 giorni per l’offerta inizia a decorrere solo dalla data di ricezione dei dati o documenti integrativi (art. 148, comma 5).  Lo stesso termine di 90 giorni costituisce lo spatium deliberandi durante il quale non è consentito promuovere l’azione giudiziale per il risarcimento.  Se il danneggiato inizia la causa prima che siano decorsi i 90 giorni (da  quando è pervenuta la richiesta completa, o – nel caso siano state richieste – da quando sono pervenute alla Compagnia le integrazioni), l’azione deve essere dichiarata improponibile (art. 145 Codice Assicurazioni).

Nel caso oggetto della decisione in commento, il difensore del danneggiato aveva inviato alla Compagnia debitrice una richiesta dichiaratamente generica “con riserva si trasmettervi la documentazione medica e di quantificarvi la richiesta risarcitoria ad intervenuta guarigione clinica”, dopo di che aveva atteso 90 giorni senza fornire ulteriori elementi ed aveva iniziato il giudizio.

La società assicuratrice convenuta aveva pertanto eccepito l’improponibilità della domanda.

L’attore si era difeso sostenendo che, poiché l’assicurazione non aveva fatto richiesta di integrazione delle informazioni, non sussistevano le condizioni per dichiarare l’improponibilità.

Il Tribunale di Milano ha accolto l’eccezione della convenuta, spiegando che non solo nel caso di specie la Compagnia aveva inviato al danneggiato (prima dell’intervento del legale) la richiesta di integrazione delle informazioni mancanti ex art. 148, comma 5° Codice Assicurazioni, ma che, anche se non l’avesse fatto, “l’incompletezza della richiesta stragiudiziale non può essere sanata, ai fini della proponibilità della domanda, dalla mancata richiesta di integrazione da parte dell’assicurazione”.   La sentenza ha inoltre stabilito che l’improponibilità della domanda attorea ex art. 145 Codice Assicurazioni estende i suoi effetti anche alla domanda che era stata svolta in via di surroga dall’Inail, per le prestazioni fornite all’attore a seguito del sinistro (infortunio in itinere).  Infine, il Tribunale ha disposto la totale compensazione delle spese di lite tra le parti “attesa la novità della questione sulla quale non risultano precedenti di legittimità”.

In effetti, il principio secondo cui quella di richiedere di integrare una richiesta risarcitoria incompleta costituisce una mera facoltà dell’assicuratore, non un obbligo, per cui il suo mancato esercizio non vale a “salvare” la successiva domanda giudiziale, risultava allo stato espresso con altrettanta chiarezza – e a dire il vero con più ampio corredo motivazionale – solo dal Tribunale di Roma in una sentenza del 2010 (Tribunale di Roma, Sezione XII Civile, Sentenza 15 luglio 2010, in   http://www.altalex.com/index.php?idnot=50622 ).

Ora anche il Tribunale di Milano adotta questa interpretazione rigorosa, peraltro l’unica possibile se si vuole rispettare la ratio della norma, che è quella di esercitare una funzione deflattiva del contenzioso giudiziale, imponendo alle parti dettagliati oneri di collaborazione al fine di creare i presupposti per la definizione in via bonaria delle controversie risarcitorie.

18 dicembre 2013

(Luciano Belli Paci – l.bellipaci@lascalaw.com)

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