L’impugnazione del fallimento non sospende la liquidazione dell’attivo 

La sentenza del Tribunale di Trento del 23 ottobre 2017 ha ribadito come il sistema della legge fallimentare persegua anzitutto l’interesse dei creditori, il cui soddisfacimento costituisce principio cardine del procedimento concorsuale, differentemente da quello del debitore avente carattere recessivo rispetto al primo.

Quindi, se scopo precipuo della procedura fallimentare è quello di provvedere alla liquidazione dell’attivo nei tempi più rapidi, solo eccezionalmente, e sulla scorta di specifici e aggravati obblighi motivazionali, può temporaneamente soprassedersi alla liquidazione.

Ebbene, nel descritto contesto di regole appena ribadite, va letto il richiamo agli articoli codicistici operato dal Collegio nella sentenza in commento; e dunque, l’art.  108 l. fall. che prevede la possibilità per il giudice delegato di sospendere le operazioni di vendita quando ricorrano gravi e giustificati motivi; o ancora l’art. 19 l.fall. che in caso di reclamo avverso la sentenza di fallimento, stabilisce che la Corte d’appello può sospendere la liquidazione dell’attivo, sempre in presenza dei suddetti gravi motivi.

Tanto pacificamente vale anche in pendenza di istanza di concordato, come  nel caso di specie.

Peraltro, poiché il legislatore ha accordato preferenza allo svolgimento della procedura fallimentare in luogo del reclamo della sentenza, stabilendo appunto l’immediata esecutività della stessa (art. 18, comma 3, l. fall.), questa non viene sospesa per effetto dell’impugnazione, a meno che non ricorrano i presupposti richiamati dagli articoli supra descritti.

Ne consegue che, come opportunamente affermato dal Tribunale di Trento “ l’interesse del debitore alla conservazione del patrimonio e dei valori aziendali- anche al fine di poter utilmente riattivare la procedura concordataria in esito ai giudizi di impugnazione- può essere perseguito solo tramite l’attivazione di specifici strumenti di tutela che hanno natura sostanzialmente e in senso lato cautelare, e comportano decisioni necessariamente provvisorie, in esito ad un giudizio di bilanciamento che tenga conto della necessità di evitare, in ogni caso, qualsiasi nocumento all’interesse dei creditori”.

Tuttavia, anche laddove in sede di reclamo si ritenesse di adottare la decisione di sospensione della liquidazione dell’attivo, si tratterebbe in ogni caso di una decisione necessariamente soggetta a continua rivalutazione, dato il carattere cautelare, temporaneo e precario del suddetto provvedimento, e va rivista nel momento in cui emergano elementi che pongano in evidenza come la protrazione della sospensione possa costituire un concreto rischio per la possibilità di dare soddisfazione ai creditori.

Pertanto, l’interesse del debitore potrà trovare tutela solamente nella misura in cui al contempo sia preservato l’interesse dei creditori, e sempre che il primo riesca a dare dimostrazione della sussistenza di valide e particolarmente gravi ragioni per sospendere (sempre temporaneamente) l’attività liquidatoria.

Tribunale di Trento, sentenza del 23 Ottobre 2017 (leggi la sentenza)

Luigia Cassotta – l.cassotta@lascalaw.com

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