Limiti di velocità, valgono solo per un senso di marcia

La Cassazione lo ha affermato con chiarezza nell’ordinanza del 13 luglio 2017: i cartelli stradali e nel caso di specie i limiti di velocità valgono esclusivamente per il senso di marcia sul quale sono esposti.

Il caso in oggetto ha riguardato la richiesta di risarcimento del danno da parte degli eredi di un soggetto deceduto a causa di un incidente stradale. Gli attori convenivano in giudizio il conducente dell’atro veicolo coinvolto nel sinistro, proveniente dalla corsia opposta, attribuendone a lui solo la responsabilità.

Il Tribunale di Vasto, con sentenza n. 303/2009, cosi come La Corte d’Appello dell’Aquila, con sentenza n. 1307 del 26 novembre 2015 rigettavano la domanda addebitando la responsabilità al solo conducente deceduto.

Gli attori ricorrevano quindi in Cassazione lamentando che il giudice di merito avesse individuato solo a carico del loro dante causa l’obbligo di osservare il limite di velocità di 70 Km orari non ravvisando, invece, analogo obbligo a carico del conducente che procedeva in senso inverso. Sostanzialmente proponevano la questione se la presenza di un segnale di limite di velocità in un senso di marcia su una strada a doppio senso, comporti che il limite operi anche nell’altra direzione.

A tale questione la Suprema Corte risponde in senso negativo, infatti, “il segnale stradale è un dispositivo atto a indicare una prescrizione, un avvertimento o una indicazione a tutti veicoli circolanti e ad ogni altro utente della strada. È insomma il linguaggio con il quale l’amministratore di una strada comunica agli utenti la disciplina della circolazione: regole, pericoli, indicazioni, limiti. Tali segnali operano come un provvedimento amministrativo espresso. E tali comandi espressi dalla p.a. operano solo per chi nella condotta di guida lo percepisce e, dunque, nel senso della sua marcia”.

Nel caso di specie, non risultando la presenza di un segnale di limite di velocità nel senso opposto non è possibile affermare la responsabilità dell’altro conducente e il ricorso risulta pertanto infondato.

Cass., Sez. VI Civile, 12 luglio 2017, ordinanza n. 17205

Emanuele Varenna – e.varenna@lascalaw.com

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