L’i-Pad l’ho inventato io

Ross vs. Apple Inc. (case #16-cv-61471)

A fine giugno scorso la Apple Inc. è stata citata in giudizio per dieci miliardi di dollari da tale Thomas S. Ross, un ex ingegnere informatico ora manager di uno studio legale in Florida (non a caso!), il quale ha rivendicato di aver depositato nel lontano 1992 il brevetto per un apparecchio mobile del tutto simile ai moderni smartphone e, in particolare, ai modelli iPhone, iPad, and iPod del gigante di Cupertino.

«Sono solo una persona contro le risorse e il potere della Apple, la più grande corporation del mondo. Ma ciò che è giusto è giusto!». Così ha dichiarato Mr. Ross in una intervista al Guardian, descrivendo il tempo e la fatica fatti per elaborare con quindici anni di anticipo sui tempi un’idea da lui allora battezzata ERD (Electronic Reading Device).

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L’ERD disegnato dallo stesso Ross negli schizzi depositati con il brevetto a confronto con un moderno i-Pad.

 

 

 

La somiglianza con i device moderni è sorprendente, atteso che la descrizione delle funzionalità e soluzioni tecniche dell’ERD sono pressoché l’esatto elenco di quelle oggi rinvenibili in ogni smartphone (touch screen, struttura cloud, tecnologia celluare, fotocamera, download file video, ecc.).

Sebbene possa sembrare che Davide farà tremare i polsi a Golia, il temerario ingegnere deve prima convincere i giudici a digerire un paio di questioni tecniche di non poco conto.

Mr. Ross non è mai stato ricco e a tempi del suo colpo di genio lo era men che mai. Decise così di non rinnovare il pagamento delle tasse per il matenimento del brevetto che quindi fu dichiarato abbandonato facendo diventare l’idea dell’ERD di pubblico dominio con legittima possibilità di appropriazione da parte di chiunque.

E non si può escludere che proprio allora un giovane Steve Jobs possa avere preso spunto per il futuro prodotto di punta della sua azienda rovistando tra i cataloghi dello USPTO (Ufficio Marchi e Brevetti degli Stati Uniti). Del resto, fu egli stesso che in un documentario del 1996 dal titolo «Triumph of the Nerds» si vantò di non aver scrupoli a rubare le idee altrui.

La strategia giudiziaria adottata da Ross, quindi, è quella di attaccare la Apple non per violazione di un brevetto (ahimè scaduto), ma per violazione di copyright facendo leva sull’aspetto creativo dell’ERD e non su quello inventivo; contando cioè sulla somiglianza estetica dei device a confronto e sulla soluzione originale di accostare così tante diverse tecnologie in un unico pratico apparecchio mobile.

Tale soluzione ha senz’altro il pregio di tenere aperta la partita. La protezione del copyright, infatti, ha durata assai più lunga del brevetto e non è pregiudicata dal mancato pagamento di tasse. Il difetto sta tuttavia nel fatto che la Corte la Distrettuale della Florida, investita del caso, dovrà apprezzare il quantum creativo e di originalità dell’opera, anzi dovrà procedere alla qualificazione stessa dell’ERD come opera dell’ingegno, e non è affatto scontato l’esito del suo giudizio atteso che addirittura già alla fine degli anni Sessanta era stato concepito un apparecchio mobile, il Dynabook (poi mai prodotto), di aspetto assai simile all’ERD, sebbene con funzioni più limitate.

Sembra quindi che la sola fantasia tecnologica e l’estetica dell’ERD (quest’ultima peraltro dettata più dalla mobilità intrinseca dell’apparecchio che dall’estro artistico dell’inventore) non porteranno Thomas Ross molto lontano; ma lui non ha nulla da perdere, e lo stesso non si può dire della Apple.

Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com

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