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L’Europa blinda la manovra “Promossa, non va più cambiata”

LA VALLETTA — La notizia migliore della giornata Enrico Letta la riceve quando atterra a Malta, dove oggi cercherà di coinvolgere il premier Joseph Muscat in Mare Nostrum, la missione della Marina militare per salvare i migranti nel Canale di Sicilia. La news che lo fa esultare appena accende il Blackberry è l’imminente promozione da parte della Commissione europea della Legge di Stabilità. Una svolta decisiva per ora tenuta top secret dagli uffici di Bruxelles. Un aiuto alla tenuta della manovra di fronte all’assalto alla diligenza in Parlamento programmato dai partiti, un prezioso sostegno al governo che sulla Finanziaria, destinata a incrociare con gli umori revanscisti di Berlusconi in vista della sua decadenza, si gioca la sopravvivenza.
E’ la prima volta che Bruxelles in virtù delle nuove regole del Two Pack si pronuncia ex ante sulle manovre scritte dai governi dell’eurozona. Un giudizio temuto, in grado di dettare l’agenda alle capitali e di mettere in difficoltà i loro leader. Formalmente la pagella sarà resa pubblica solo venerdì e in queste ore è ancora in via di definizione, ma i contatti informali tra Palazzo Chigi, il Tesoro e il Berlaymont, sede dell’esecutivo comunitario, hanno spazzato i timori di Letta e Saccomanni. Hanno dato la certezza che dalla Ue arriverà un giudizio «sostanzialmente positivo» sulla Legge di Stabilità, con una serie di osservazioni che ne rinforzano la tenuta di fronte al diluvio di emendamenti depositati in Senato.
La Commissione la settimana scorsa ha certificato che in base alla manovra approvata dal governo chiuderemo il 2013 con un deficit al 3% del Pil, al pelo con i parametri di Maastricht. Quindi nel giudizio dettagliato sulla Legge di Stabilità di venerdì ci sarà la preziosa (per il governo) indicazione che «bisogna mantenere la traiettoria e i saldi, così com’è la manovra funziona ma è al limite di quanto l’Italia oggi si può permettere ». Come dire, Letta e Saccomanni hanno fatto quel che potevano per rilanciare la crescita, oltre non si può andare, i saldi devono restare invariati. Seguirà un’altra notizia attesissima da Roma: Bruxelles darà il via libera ai tre miliardi di investimenti extra per il 2014 grazie a quella flessibilità che l’Italia si è conquistata uscendo dalla procedura per deficit eccessivo dopo gli anni della finanza allegra di Berlusconi. Un primo semaforo verde ad allentare il rigore sul quale Letta aveva politicamente investito per tenere ferma la barra sul rispetto degli impegni europei. Ci saranno anche critiche, non vincolanti, sul debito pubblico (inizierà a calare solo tra due anni) e sul fatto che nel 2015 l’Italia non raggiungerà il pareggio di bilancio, facendo prevedere una sostanziosa correzione nel 2014 e consigliando di iniziare a metterne in cantiere una parte già ora. Ma il grosso resta il via libera alla manovra.
Che con queste premesse sbarca al Senato. Ieri Letta intervistato da Massimo Giletti ha difeso il testo sottolineando che «dopo 5 anni abbassa le tasse su imprese e famiglie ». Quindi si è detto sicuro che «la discussione parlamentare sarà positiva, alcune cose saranno migliorate», e ha annunciato che completerà «le indicizzazioni delle pensioni». Letta ha quindi paragonato la sua missione «a un volo transatlantico, siamo ancora sull’oceano e si vede Manhattan, alla fine del 2014 avremo ridotto il deficit, il debito e le tasse: giudicatemi allora e vedrete che mantengo gli impegni». Ma intanto c’è da portare a casa la manovra, assediata da 3000 emendamenti che domani verranno in parte dichiarati inammissibili dagli uffici del Senato. Poi la palla passerà alla commissione Bilancio, che in teoria dovrebbe mandare il testo in aula lunedì 18, anche se già oggi appare certo uno slittamento.
Intanto per superare le critiche alla manovra il governo studia modifiche da affidare a un emendamento dei relatori o, in mancanza di accordo, dello stesso esecutivo (sul quale andrebbe posta la fiducia). Per rispondere alle critiche sul taglio del cuneo, giudicato poco incisivo, tra Palazzo Chigi e il Tesoro si pensa ad una restrizione della platea dei beneficiari, in modo da renderlo più consistente rispetto ai famosi 14 euro al mese e dare una scossa più forte ai consumi e all’economia. Si profila l’idea di concentrare gli sgravi sui redditi fino a 25-30mila euro, pari a stipendi tra i 1.200-1.500 euro al mese, rispetto al precedente tetto di 50mila. Un modo per aiutare i ceti più in difficoltà, che oltretutto quei soldi li spenderebbero tutti aiutando la ripresa. Per questo si studia la possibilità di non spalmare lo sgravio in busta paga con cifre impalpabili mese su mese, ma di anticipare tutto in una tranche unica da 500 euro a inizio 2014. E per mettere a tacere le critiche del Pdl sulla Trise si lavora ad una “clausola di salvaguardia” che vieterebbe ai comuni di far pagare al singolo cittadino più di quanto sborsato lo scorso anno per l’Imu.

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