Legittimazione passiva dell’utente finale moroso: onere della prova in capo all’impresa di distribuzione del gas

Lo ha sancito il Tribunale di Verona, in sede di reclamo, nella pronuncia collegiale del 5 marzo 2017, presidente il Dott. Mirenda.

Il principio enunciato non è così scontato quando le parti in causa, come nel caso di specie, sono assoggettate alla normativa di riferimento emanata dall’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas e il Settore Idrico (AEEGSI)

Nell’ambito di un procedimento d’urgenza, il Tribunale respingeva la domanda svolta da una società di distribuzione nei confronti di un utente finale che si era reso moroso nel pagamento delle bollette inviate dalla società di vendita, riscontrando la carenza del presupposto del fumus bonis iuris, necessario per la concessione della tutela invocata, non essendo dimostrato il “rispetto delle disposizioni in tema di morosità”.

Anche in sede di reclamo la domanda veniva respinta, nonostante la società di distribuzione avesse compiutamente dimostrato come l’onere di ottenere un provvedimento giurisdizionale finalizzato al distacco del contatore intestato al debitore, su espressa richiesta della società di vendita, fosse espressamente previsto dal Testo Integrato Morosità Gas (emanato da AEEGSI).

Nell’esaminare la questione il Collegio ha rivalutato la “terzietà” dell’impresa di distribuzione rispetto al rapporto intercorrente tra il venditore del Gas e il cliente finale, contestando la sussistenza di una netta separazione nei rapporti intercorrenti, da un lato, tra distributore e Società di vendita e, dall’altro, tra Società di vendita e cliente finale. I Giudici hanno infatti affermato che “si deve accedere ad una lettura unitaria delle due fattispecie negoziali collegate, la cui esistenza costituisce il presupposto di una disciplina parzialmente eterointegrata destinata a regolare compiutamente ed armonicamente un servizio pubblico essenziale quale la somministrazione di energia”.

Peranto il Tribunale ha rilevato ex officio – attenendo ai presupposti costituitivi della domanda ex art. 2697 comma 1 cod. civ. – la mancata produzione di un documento di pertinenza esclusiva della venditrice che comprovasse la legittimazione passiva del reclamato da parte della reclamante, rigettando la domanda.

Alla luce di quanto sopra, la richiesta di intervenire giudizialmente potrebbe dirsi quindi ricevibile da parte della società di distribuzione solo quando sia corredata dalla prova (documentale) della legittimazione passiva del Cliente finale.

Tribunale di Verona, ordinanza del 5 marzo 2017 (leggi l’ordinanza)

Davide Gavazzeni – d.gavazzeni@lascalaw.com

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