Legittimatio ad causam del mero distributore alla tutela del brevetto

Cass., sez. I, 4 luglio 2014, n. 15350 (leggi la sentenza)

Con la sentenza del 4 luglio 2014 n. 15350, la Cassazione è intervenuta su una vexata questio in materia brevettuale: la legittimazione ad agire in giudizio per contraffazione di brevetto da parte del mero distributore del prodotto.

Nello specifico, il titolare di un brevetto concernente un dispositivo medico, il suo licenziatario esclusivo e il distributore del prodotto brevettato avevano adito le autorità giudiziarie asserendo la contraffazione del brevetto e chiedendo il risarcimento dei danni nei confronti di un rivenditore del prodotto stesso. Tale giudizio era stato in seguito esteso al fabbricante. In grado di appello, entrambe le società convenute (rivenditore e fabbricante) erano state condannate. Impugnando la sentenza d’appello, il fabbricante del prodotto in contraffazione aveva proposto ricorso in Cassazione, includendo tra i motivi il fatto che la Corte d’Appello avesse riconosciuto anche al mero distributore dei prodotti brevettati la legittimazione ad agire per la violazione del brevetto e la qualità di creditore solidale per il risarcimento dei danni correlati.

La Cassazione ha ritenuto ancora una volta il motivo infondato. Preliminarmente, gli ermellini hanno ribadito un punto pacifico in dottrina ed in giurisprudenza ovvero la legittimazione ad agire in contraffazione del licenziatario con esclusiva giacché tale circostanza è espressione del più generale principio di cui all’art. 100 c.p.c., secondo cui per proporre una domanda o contraddire alla stessa è necessario avervi interesse. Proprio sulla base di questa osservazione, la Suprema Corte ha ritenuto di dover estendere, sulla base della richiamata disposizione, la legittimazione ad agire anche ad altri soggetti che hanno un proprio e specifico interesse all’azione “in quanto subiscono effetti negativi dall’azione di contraffazione“, e tra questi il mero distributore.

Il Tribunale Supremo, inoltre, ritiene che tale indirizzo interpretativo sia confermato anche dall’art. 4 della direttiva 2004/48 in tema di rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, che attribuisce la legittimazione ad agire in giudizio a tutela dei diritti di proprietà intellettuale, oltre che ai titolari dei diritti, anche a coloro che hanno un interesse specifico e concreto verso quei diritti. In questa seconda categoria rientrerebbe, dunque, il mero distributore.

Qualcuno ha osservato che la sentenza in commento non ha considerato la suddivisione dottrinale del concetto di legittimatio in senso stretto, e in senso lato. La prima ravvisabile nella mera disponibilità del diritto controverso, la seconda ravvisabile nella utilità del provvedimento petito. In tale prospettiva, la legittimazione ad agire si avrebbe solo al ricorre di entrambe le fattispecie con esclusione, quindi della legittimazione da parte del distributore.

A parere di chi scrive, invece, la distinzione tra legitimatio in senso stretto e senso lato ha un solo rilievo formale che rischia di tradire la ratio dell’art. 100 c.p.c. e, soprattutto, dell’art. 4 della direttiva. Difatti, l’interesse del distributore è evidente e deve trovare tutela in quanto, al pari del titolare e del licenziatario del diritto, subisce effetti economici negativi (come ad esempio la riduzione delle vendite e dei ricavi) in caso di contraffazioni di brevetto che afferiscono i prodotti che commercializza.

Questa sentenza costituisce un precedente giurisprudenziale con cui le Corti di merito e i professionisti del settore dovranno, a partire da questo momento, sicuramente misurarsi.

21 novembre 2014

Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com

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