Legittima la confisca per equivalente del profitto del reato ex art. 19 D.lgs. 231/01, pur se l’attività illecita ha avuto inizio prima dell’entrata in vigore del suddetto decreto

Cass. pen., 19 dicembre 2011, n. 46756

Massima: "In tema di misure ablative che derivano dalla responsabilità amministrativa degli enti è legittima la confisca per equivalente sui beni della società e su quanto acquisito illegittimamente dai finanziamenti statali. Ciò anche se l'attività illecita è iniziata prima dell'entrata in vigore della 231/2001." (leggi la sentenza per esteso)

La Suprema Corte ha confermato la legittimità della confisca per equivalente di cui all’art. 19, comma 2, del D. Lgs 231/01 (“Decreto”), applicata dai giudici di merito a una srl in conseguenza del reato di truffa aggravata in danno dello Stato per conseguimento di erogazioni pubbliche, commesso da amministratori e soci della stessa attraverso attività delittuose iniziate in epoca precedente all’entrata in vigore del Decreto.

Tale tipologia di reato, caratterizzato dal progettato protrarsi dell’evento dannoso nel tempo, rientra infatti tra quelli “a consumazione prolungata” – delineati dalla giurisprudenza di legittimità e richiamati nella pronuncia della Corte di merito – per cui “il momento consumativo … coincide con il momento in cui il finanziamento è concesso in via definitiva……, che segna la fine dell’aggravamento del danno..”. Correttamente la Corte di merito, si legge nella pronuncia in commento, ha dunque individuato tale momento in quello dell’emanazione del decreto di liquidazione finale del finanziamento pubblico richiesto dalla srl, successivo, nella vicenda in esame, all’entrata in vigore del D. Lgs. 231/01.

Relativamente alla confisca, i Giudici di legittimità, richiamando la sentenza delle Sezioni Unite n. 26654 del 2008 (v.  IUSLETTER, Supplemento Compliance n.2 – Luglio 2008) si sono soffermati sulla nozione di profitto del reato, identificato col vantaggio economico ricavato in via immediata e diretta dal reato, precisando  – tra l’altro – a proposito della confisca per equivalente di cui all’art. 19, comma 2, del Decreto, che trattasi di sanzione principale, obbligatoria e autonoma rispetto alle altre sanzioni nel medesimo previste. La Corte Suprema ha chiarito altresì che la contemporanea applicazione di diversi tipi di confisca dei beni costituenti la dotazione dell’impresa (ex art. 240 c.p., ex artt. 640c.p./322 ter c.p.- confisca per equivalente del valore del finanziamento, ex art. 19 D. Lgs. 231/01) da parte dei giudici di merito appare, nel caso di specie motivata dalle differenti cause che hanno originato la predetta misura ablativa, né si rinviene alcun ostacolo logico a siffatta applicazione – a vario titolo – della stessa.

La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla società – come pure quelli degli altri ricorrenti persone fisiche – per l’annullamento della sentenza di appello (che, oltre alla confisca dei beni aziendali, ha inflitto alla srl una sanzione di 200 quote, per un valore ciascuna di Euro 300,00 ).

(Diana Strazzulli – d.strazzulli@lascalaw.com)

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