L’eccezione attinente a vizi o all’inadempimento nel rapporto tra cessionario e ceduto

Una Società di factoring nostra Assistita è stata evocata in giudizio dal debitore ceduto, il quale ha opposto il decreto ingiuntivo ottenuto dal Factor, eccependo l'intervenuta risoluzione del contratto di fornitura che il debitore aveva stipulato con la cedente.
Al riguardo la giurisprudenza ha osservato che se l’evento si è verificato o è contestato in un momento successivo al perfezionamento alla cessione, quando al debitore era cioè già noto il trasferimento del credito dal precedente al nuovo creditore, l’eccezione non sarebbe  opponibile al cessionario, essendo ormai divenuta efficace la cessione nei confronti del debitore. Quest’ultimo non può infatti ignorare che il suo originario creditore ha perduto la titolarità del proprio diritto di credito ed il conseguente potere di validamente disporne.
Conseguentemente, se dopo il perfezionamento della cessione, intervengono fatti che incidono sull’entità, esigibilità o estinzione del credito, si ritiene che la loro efficacia non potrà essere opposta al cessionario (App.Milano, 6 giugno 2001, in Banca borsa titoli di credito, 2003, II, 444; App.Milano, 9.3.1988, in RIL, 1990, 165; Trib,Milano, 13.4.1989, in Giur.Merito, 1990, 538).
Il debitore, notiziato della cessione, non può evitare le richieste di adempimento mossegli dal Factor, adducendo, successivamente alla comunicazione del trasferimento del credito, l’intervenuta risoluzione del contratto con il cedente (Appello Bologna, 16 gennaio 1979, in Fossati e Porro, 1994, 286, conf. Cass., 7 aprile 1979, n.1992, in Fossati e Porro, 1994, 288; App.Milano).
L’opposizione promossa nel caso di specie dal debitore – il quale ha chiesto al Giudice adito che venisse dichiarato nullo il decreto ingiuntivo ottenuto dalla Società di factoring per presunta inesistenza del credito azionato in sede monitoria, in conseguenza della prospettata risoluzione contrattuale – è stata quindi disattesa.
Nel rapporto tra cessionario e debitore ceduto, l’eccezione attinente ai vizi o all’inadempimento non pare opponibile se fondata su eventi posteriori alla conoscenza della intervenuta cessione, successivi al trasferimento del contratto.
In particolare sul debitore ceduto grava l’obbligo del comportamento secondo buona fede e di informazione nei confronti del Factor quale destinarlo della denuncia dei vizi.
La denuncia dei vizi deve essere quindi inoltrata dal debitore al Factor, sussistendo un obbligo a carico del debitore ceduto di comunicare al Factor quelle cause che possono viziare la pretesa creditoria oggetto della cessione.
In forza del disposto dell’art. 1175 c.c., le parti debbono infatti comportarsi secondo le regole della correttezza e, pertanto, il debitore ceduto ha l’onere di comunicare al cessionario tutti quegli elementi che possono aver viziato il credito originario.
In assenza di tale tempestiva comunicazione, il debitore non può sollevare legittimamente l’eccezione di inadempimento ed è conseguentemente tenuto a corrispondere al cessionario l’importo dovuto.
Il debitore ceduto ha dunque l’onere di comunicare tempestivamente tali eccezioni: solo così il Factor può essere messo nelle condizioni di valutare propriamente il suo rapporto con il Fornitore, soppesando l’opportunità di effettuare anticipazioni a fronte di debiti contestati.
Qualora le eccezioni non siano invece tempestivamente sollevate – come nel caso de quo – si ritiene possibile ascrivere al debitore ceduto anche una responsabilità nei confronti della Società di factoring che, facendo in buona fede affidamento sull’esistenza del credito, abbia disposto erogazioni a favore del Cedente.
Pertanto, al debitore potrebbe essere contestata la violazione delle regole di buona fede ed essere addebitato un dolo generale suscettibile di provocarne la condanna al risarcimento dei danni in favore del Factor.
La Società di factoring può infatti contare, oltre che sugli ordinari mezzi di tutela previsti per la violazione degli obblighi contrattuali, anche sul rimedio di cui all’art. 2043 c.c. (App.Milano, 10 gennaio 2006, in Banca Borsa titoli di credito, 1998, II, 173; Trib.Milano, 25 gennaio 1994 in Foro It., 1995, I, 1621; Trib.Milano, 26 febbraio 2000, in Giur. Merito, 1992, 83).

(Francesco Giovanni Pagliari – f.pagliari@lascalaw.com)

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