Leasing e normativa sulla trasparenza: ruota tutto attorno al tasso leasing

Questa è la conclusione a cui è pervenuto l’A.B.F. – Collegio di Bologna – con la recentissima decisione n. 9687 del 03.05.2018.

In particolare, il Collegio ha osservato che le “Istruzioni di Vigilanza per le banche”, aggiornate alla data del 25 luglio 2003, al Titolo X – Capitolo I – Sez. III Contratti – Par. 3, stabiliscono che: “i contratti indicano il tasso di interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali oneri di mora. Sono indicate, oltre alle commissioni spettanti alla banca, le voci di spesa a carico del cliente, ivi comprese le spese relative alle comunicazioni di cui alla sez. IV del presente Capitolo (Comunicazioni alla clientela). Il testo del contratto riporta le condizioni economiche e le clausole indicate nel foglio informativo. Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali (…) che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti rispetto a quelli pubblicizzati nei fogli informativi. La nullità può essere fatta valere solo dal cliente”.

Lo stesso, peraltro, viene prescritto nella Sez. III, Par. 3, delle Disposizioni di Trasparenza del 29 luglio 2009.

Quanto al tasso di interesse indicato nei contratti, le medesime Istruzioni di vigilanza precisano che, “per le operazioni di leasing finanziario è indicato il tasso interno di attualizzazione per il quale si verifica l’uguaglianza fra costo di acquisto del bene locato (al netto di imposte) e valore attuale dei canoni e del prezzo dell’opzione di acquisto finale (al netto di imposte) contrattualmente previsti. Per i canoni comprensivi dei corrispettivi per servizi accessori di natura non finanziaria o assicurativa, andrà considerata solo la parte di canone riferita alla restituzione del capitale investito per l’acquisto del bene e relativi interessi”.

Per tali motivazioni, “affinché l’oggetto di un contratto di leasing possa dirsi rispettoso della normativa di trasparenza, occorre che sia indicato in contratto il cd. “tasso interno di attualizzazione” e “ogni altro prezzo e condizione praticati”.

Ne consegue che, per verificare se il tasso di interesse sia determinato, o quantomeno determinabile, occorre far riferimento al cd. Tasso Leasing, “e non invece al TAEG (nel quale vanno notoriamente incluse, a fini di trasparenza, determinate voci che compongono il c.d. costo complessivo del credito, ulteriori rispetto agli interessi), e neppure al TEG (che… rappresenta il tasso effettivo contrattuale, che va raffrontato con il tasso-soglia ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura) (Collegio di Roma, decisione n. 166 del 12.1.2017)”.

La ragione: “Il Tasso Leasing non esprime il costo complessivo del finanziamento bensì “il tasso interno di attualizzazione per il quale si verifica l’uguaglianza fra costo di acquisto del bene locato (al netto di imposte) e valore attuale dei canoni e del prezzo dell’opzione di acquisto finale” (come precisato dalla Circolare n.221 del 1999)”.

Dunque, conclude il Collegio di Bologna, tale tasso non può essere certo confuso con il TAEG o con il TEG.

A.B.F. – Collegio di Bologna – 03 maggio 2018, n. 9687 

Francesco Concio – f.concio@lascalaw.com

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