Per le sanzioni della Consob non è necessario un accertamento diretto dei fatti

La Suprema Corte esamina la particolare questione afferente la validità della sanzione comminata dalla Consob ad un ex dipendente della Banca, reo di irregolarità nella gestione dei rapporti.

In particolare, la ricorrente ha convenuto in giudizio la Consob chiedendo l’annullamento della delibera con la quale le era stata irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria per irregolarità riscontrate nella prestazione dei servizi di investimento posti in essere nell’ambito dell’attività di intermediazione mobiliare (in particolare, per aver inoltrato ai clienti falsi rendiconti ed aver eseguito operazioni di compravendita di strumenti finanziari in assenza della relativa autorizzazione).

L’unico motivo di ricorso investiva la violazione degli artt. 13 I. n. 689/1981 e 187 octies, co. 2, d.lgs. n. 58/1998 “per non aver la Corte di Appello considerato che i fatti contestatile erano stati accertati non da un funzionario o preposto della Consob, bensì da una società di servizi partecipata dalla sua datrice di lavoro”.

L’articolata decisione muove nella valutazione della infondatezza del gravame proposto in quanto “a) in base all’art. 13 l. n. 689/81, gli organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro “possono, per l’accertamento delle violazioni di rispettiva competenza, assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla privata dimora, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad ogni altra operazione tecnica”, con la conseguenza che la notizia dell’infrazione può essere attinta anche da una fonte informativa esterna”.

Il rigetto muove nel solco anche della valutazione secondo cui l’art. 187 octies, comma 2, del Testo Unico della Finanza non esclude la possibilità, per la Consob, di ricorrere a fonti informative esterne, prevedendo che “compie tutti gli atti necessari all’accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui al presente titolo, utilizzando i poteri ad essa attribuiti dal presente decreto””.

Da ultimo, poi, sottolinea il Supremo Collegio “l’art. 8 dello stesso Testo Unico, al primo comma, stabilisce che “La Banca d’Italia e la CONSOB possono chiedere, nell’ambito delle rispettive competenze, ai soggetti abilitati la comunicazione di dati e notizie e la trasmissione di atti e documenti con le modalità e nei termini dalle stesse stabiliti”, con la conseguenza che nulla impedisce di poter porre a fondamento della contestazione le circostanze fattuali emergenti dai documenti trasmessi dai terzi, soprattutto, laddove denotino con evidenza incontrovertibile le violazioni commesse.

Cass., Sez. VI Civ., 21 settembre 2017, ordinanza n. 21994 (leggi l’ordinanza)

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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