Le regole del mondo digitale nell’era social

Il tema dell’eredità digitale oltre che materiale costituisce una problematica assolutamente nuova ed alla quale giurisprudenza e dottrina non sempre sono state in grado di fornire risposte tempestive ed adeguate. Si pensi che l’argomento è rilevante al punto che è stato aperto un tavolo tecnico a cui partecipano il Notariato italiano, l’Università Bocconi di Milano, Microsoft, Google e alcuni studi legali al fine di trovare soluzioni condivise al problema dell’identità e dell’eredità digitale. Si pensi ai social network, account di posta elettronica, conti correnti online, blog, etc.

Una stima di McAfee, stabilisce che i beni virtuali che ogni utente memorizza sui dispositivi digitali valgono, in media, 35mila dollari. Ci sono le fotografie e i video, ma anche i dati finanziari e i lavori mai completati, come manoscritti e progetti. Tutto questo viene sempre più spesso conservato attraverso i cloud, ossia spazi virtuali a cui si accede tramite una password ed in cui è possibile archiviare documenti, foto, progetti, video, etc. E, di conseguenza, tutto questo rischia di andare perso se non si lascia a qualcuno la propria password.

Per questo motivo, cioè per assicurarsi una “successione digitale” in linea con le proprie volontà, il Notariato italiano consiglia di ricorrere al mandato post mortem, uno strumento giuridico che consente di affidare a una persona di fiducia le proprie credenziali di accesso e di indicare le istruzioni su cosa fare in caso di decesso. Attraverso questo mandato ci si può assicurare, ad esempio, che vengano cancellati gli account personali presenti sui social network: avendo la password, la persona di fiducia può accedere ed eliminare la pagina su Facebook, Twitter o LinkedIn, per esempio. Se, invece, il mandato non c’è e quindi nessuno è a conoscenza della password, la cancellazione diventa più complicata. Nel caso di Facebook, ad esempio, i familiari hanno due possibilità: possono trasformare l’account in “commemorativo”, oppure cancellarlo del tutto. In entrambi i casi, la procedura online prevede che il soggetto indichi il grado di parentela con il defunto e invii a Facebook il certificato di morte. Stessa cosa per Twitter che consente di chiudere un account dimostrando la parentela e il decesso dell’utente. LinkedIn, invece, permette di cancellare un account ma è necessario che un collega o un amico risponda ad alcune domande sulla persona scomparsa, compilato un modulo disponibile sul sito.

Le stesse problematiche si pongono anche in relazione agli account di posta elettronica. Yahoo, per esempio, permette agli eredi di chiudere un account, ma non di accedervi, per cui tutta la corrispondenza viene persa. Chi intendesse recuperarli dovrebbe intraprendere una controversia negli Usa, visto che il provider è americano. Anche se la sentenza Google Spain potrebbe contribuire a cambiare le cose, visto che la Corte Ue ha chiarito che se il servizio viene erogato in un altro Paese, raccogliendo sul territorio proventi pubblicitari, si deve rispondere alla giustizia di questo Stato. Gmail, invece, ha una posizione più flessibile e valuta le richieste dei familiari dell’utente deceduto caso per caso. Ma, a dimostrazione dell’importanza di questo problema, Google ha lanciato il servizio “Inactive account manager”, che permette di dare indicazioni sulle sorti del proprio account in caso di morte. L’utente può personalizzare le proprie “volontà”, stabilendo a chi inviare le proprie password nel caso in cui – dopo un certo lasso di tempo – non si risponda a un alert e quindi si sia da ritenere deceduti. Il servizio Hotmail di Microsoft consente agli eredi, invece, l’accesso alla casella di posta: per farlo sarà comunque necessario compilare una richiesta disponibile sul sito e integrarla con il certificato di morte e con un documento che certifichi il diritto del richiedente ad accedere alla casella.

Il mandato post mortem può essere anche utile per informare una persona di fiducia dell’esistenza di un conto corrente online (e delle relative password). In questo caso, però, il mandatario non potrà disporre del denaro depositato, che spetterà agli eredi, salvo precise indicazioni che devono essere date con un testamento.

Ma, nell’era digitale diventano virtuali anche beni come libri o dischi, che prima venivano ereditati dai familiari del de cuius. «Oggi la musica e gli ebook rappresentano un patrimonio consistente che però non è possibile trasferire agli eredi, in quando si tratta di diritti non trasferibili. Secondo il Notariato, però, la non trasferibilità deve essere intesa nel senso che non sono commercializzabili, ma devono poter essere trasmessi agli eredi, proprio come avviene per i libri e gli altri beni posseduti fisicamente».

23 gennaio 2015

Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com

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