Riflessioni sulla negoziazione degli strumenti finanziari derivati quotati

Cass., 8 maggio 2014, n.9996 (leggi la sentenza per esteso)

Viene evidenziata una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione (n.9996/2014) che ben delinea il meccanismo sottostante alla negoziazione di strumenti finanziari derivati su mercati regolamentati ed individua i precisi ruoli e doveri che assumono le parti (investitore, intermediario finanziario e Cassa di compensazione e garanzia s.p.a.) con la negoziazione di tali strumenti finanziari.

Partendo dalla esplicitazione del meccanismo di funzionamento dei contratti derivati (“giova osservare come, secondo il meccanismo delle operazioni su prodotti finanziari derivati, queste consistono in una scommessa al rialzo o al ribasso, da cui il cliente si ripromette intenti altamente speculativi, quale vantaggio prettamente aleatorio collegato alla creazione artificiale di un rischio, e che proprio per tal ragione sono sottratte per legge al regime ex art. 1933 c.c.“.

Al centro del ragionamento si pone il principio secondo cui “i mercati regolamentati sono retti, com’è noto, da regole miranti ad azzerare il rischio di inadempimento degli investitori, grazie anche alle funzioni svolte dalla predetta casa di compensazione e garanzia, che opera come controparte in ogni transazione. In tale contesto, i margini di garanzia non costituiscono un prezzo, ma la controprestazione della scommessa (cfr art. 18, quarto comma, d.lgs. n. 415 del 1996) effettuata dall’investitore sull’andamento degli indici di borsa; attesa la natura di durata dei contratti in derivanti, frequenti sono le variazione qualitative o quantitative degli indici, onde l’ammontare dei margini cambia ripetutamente. In particolare, per le opzioni finanziarie, in cui si conviene che l’esecuzione di attui con il versamento del solo differenziale, la concreta definizione dell’entità della prestazione dovuta avviene a posteriori, quando il contratto è già perfezionato, mediante un elemento oggettivo esterno al negozio qual è, appunto, il futuro valore di mercato del dato di riferimento“.

Rileva la Suprema Corte che, nell’ambito del rapporto di mandato che intercorre tra l’investitore e l’intermediario finanziario, quest’ultima mette a disposizione della Cassa di compensazione e garanzia S.p.A. “i mezzi necessaria all’adempimento del mandato (art. 1719 c.c.)” e tale adempimento demandato direttamente all’intermediario finanziario “risponde alla medesima esigenza di assicurare (in senso lato) l’adempimento del cliente“, di talché se l’intermediario opera al di fuori dei margini di garanzia costituiti dal cliente, lo “sconfino” della è sempre dovuto dal cliente, il quale non può eccepire nullità delle operazioni per carenza di interesse.

21 maggio 2014

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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