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Le divisioni europee sull’Unione bancaria e i rischi per il credito

La mancata intesa all’Ecofin di ieri sulla disciplina delle nuove passività bancarie (Mrel) è solo il primo passaggio andato a vuoto di una tre giorni che l’Europa dedicherà alle nuove regole sul mondo del credito in vista del completamento dell’Unione Bancaria. Oggi toccherà alla commissione Ue decidere sulla nuova normativa di primo pilastro (pillar 1) sul trattamento degli Npl nei bilanci bancari, domani sarà la volta della Vigilanza bancaria della Bce che annuncierà in che modo lo stesso tema sarà disciplinato in sede di secondo pilatro (pillar 2), ovvero nelle indicazioni discrezionali aggiuntive che riguarderanno le singole banche.
La posta in palio per le banche e per i loro azionisti riguarda apparentemente in prima battuta l’erosione di capitale che le nuove normative determineranno per gli istituti di credito europei. La preoccupazione non è tanto per le nuove regole in arrivo dalla commissione Ue, ormai scontate dal mercato, quanto per quelle della Vigilanza Bce che aveva preannunciato un provvedimento per azzerare in sette anni nei bilanci bancari i crediti in sofferenza garantiti da collaterale e in due anni quelli non garantiti. Le proteste e contestazioni del Parlamento europeo hanno portato a un rinvio delle decisioni di Bce, inizialmente previste per dicembre 2017, e a un probabile ammorbidimento di facciata della nuova normativa. Domani il Single Supervisory Mechanism (Ssm) di Bce presieduto dalla francese Danièle Nouy renderà noti i dettagli della nuova normativa che, con certezza, escluderà dal provvedimento lo stock pregresso di Npl.
Se le conseguenze sul Cet1 delle singole banche sono ormai state «prezzate» dal mercato, autorità e Governi attendono di capire dai dettagli della nuova normativa quale sarà l’impatto sul credito alle imprese. E questa è la vera nota dolente dell’«addendum» per l’economia, in particolare per quella italiana che più di altre risente del bancocentrismo nel finanziamento delle imprese.
Se azzerare il valore degli Npl in sette anni nei bilanci bancari può non avere conseguenze immediate sull’economia, seri rischi per il mondo delle imprese arriva dall’azzeramento in due anni dei crediti a rischio non garantiti. La conseguenza immediata sarà una riduzione del credito da parte delle banche e, soprattutto, un aumento del costo del credito che gli istituti chiederanno alle imprese in contropartita dei maggiori rischi. Ulteriore conseguenza, secondo i banchieri interpellati dal Sole24Ore, sarà l’aumento della richiesta di garanzie reali a copertura dei crediti unsecured. Il rialzo degli spread bancari sul credito, unito al rialzo dei tassi d’interesse atteso a partire dal 2019, rischia di peggiorare le condizioni di finanziamento delle imprese. Una scelta, quella della Vigilanza europea, che appare in contraddizione con le decisioni di politica monetaria della Bce che spinge invece per favorire la ripresa dell’economia. Possibile che madame Nouy e i membri del supervisory board abbiano preso una decisione del genere senza avere effettuato una analisi di impatto dell’addendum sull’economia reale? E se questo studio è stato fatto, sarà reso noto al mercato domani insieme ai dettagli della stretta sulle banche? Domande che commissione e Parlamento Ue dovrebbero porre nelle prossime ore alla Vigilanza bancaria europea per fugare ogni dubbio sull’efficacia «erga omnes» di una normativa che, secondo Bce, è invece solo discrezionale e quindi da applicare caso per caso. Un eventuale abuso di competenze potrebbe sfociare in un ricorso alla Corte di Giustizia europea. Certificando le divergenze nella Ue nel completamento dell’Unione bancaria.

Alessandro Graziani

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