Le difese generiche ti condannano per lite temeraria

È quanto ha stabilito il Tribunale di Sondrio con la sentenza n. 168, oggi in commento, pubblicata in data 8 maggio 2018.

Nel caso che ci occupa il fideiussore di una società, correntista di un istituto di credito difeso dallo Studio, ha proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo, ottenuto dalla banca sul saldo debitore di conto corrente.

Lamentava l’attore opponente l’inesistenza di valida prova scritta, avendo la Banca prodotto solo estratti parziali; l’illegittimità della revoca dell’affidamento operata dalla Banca, trattandosi di patto vessatorio e non essendo stato rispettato il termine di preavviso di cui all’art. 1845, comma 3, c.c.; invocava la liberazione del fideiussore per decadenza ex art. 1957 c.c..

Il Giudicante, ritenuta non necessaria l’attività istruttoria per la decisione della controversia e, ritenuta la richiesta di c.t.u. meramente esplorativa e come tale non ammissibile, ha rigettato tutte le domande svolte dall’opponente e ha confermato il decreto ingiuntivo.

A mente di tali considerazioni, il Tribunale di Sondrio ha statuito, quindi, chel’assoluta genericità delle difese esposte da parte opponente, rivelatesi totalmente infondate senza necessità di approfondimento istruttorio, giustifica la condanna, invocata da parte opposta ai sensi dell’art. 96 c.p.c., al risarcimento del danno, che si quantifica in € 4.000.00.”

Ciò ha giustificato, oltre alla condanna alle spese ex art. 91 c.p.c., l’applicazione dell’art. 96, co. 3, c.p.c. e cioè la liquidazione equitativa di un danno per responsabilità aggravata.

In proposito, possiamo pacificamente ritenere che il Giudice valtellinese ha condiviso quell’orientamento della giurisprudenza di merito e di legittimità secondo cui, in linea generale, la pronuncia ex art. 96 comma 3 c.p.c. introduce nell’ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema giustizia deflazionando il contenzioso ingiustificato.

Prendendo le mosse dal suesposto principio, non vi è dubbio alcuno che, nel caso che ci occupa, la mala fede e la colpa grave dell’opponente che ha agito in giudizio con la consapevolezza dell’infondatezza e della genericità della propria pretesa, ha portato il Tribunale a censurare e a sanzionare in modo significativo l’azione processuale dell’opponente.

Stiamo dunque assistendo, gradualmente e a macchia di leopardo, all’applicazione nel sistema di una fattispecie di responsabilità da abuso del diritto d’azione ex se causativa di danno non patrimoniale, consistente nell’aver subito una iniziativa del tutto ingiustificata dell’avversario, alla stessa stregua del danno oggettivo per la durata irragionevole del processo.

Tribunale di Sondrio, 8 maggio 2018, n. 168 (leggi la sentenza)

Maria Grazia Sclapari – m.sclapari@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

La Suprema Corte a Sezioni Unite si è nuovamente pronunciata con riguardo al contenzioso bancario. ...

Contratti Bancari

Lo scorso 13 giugno il Tribunale di Agrigento ha dichiarato la cessazione della materia del contende...

Contratti Bancari

In tema di contratti bancari, niente impedisce che il negozio esista da prima della produzione in gi...

Contratti Bancari