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Lavoro occasionale, tetto a 5mila euro

Il “dopo voucher” per le imprese potrebbe passare per veri e propri contratti di lavoro, online e semplificati, appannaggio esclusivamente delle piccolissime aziende, fino a 5 dipendenti, e con l’introduzione di un tetto unico di 5mila euro a singolo datore (eventualmente elevabile a 10mila in caso di “assunzione” di particolari categorie di lavoratori, vale a dire disoccupati e studenti). Il lavoro accessorio dovrebbe essere precluso in edilizia e nelle «attività pericolose» (scavi-estrazioni e miniere), oltre a essere completamente tracciabile, con l’indicazione obbligatoria, in fase di “prenotazione”, di tutti gli estremi per riconoscere azienda e utilizzatore, in aggiunta a tempo e luogo di svolgimento della prestazione.
Per le famiglie, resta in piedi l’idea di un “libretto” telematico, e l’ipotesi di introdurre un tetto massimo ai compensi (si sta ragionando su 2mila-2.500 euro l’anno).
Sulla scia dei numerosi emendamenti parlamentari, che chiedono di disciplinare il lavoro occasionale, il governo sta mettendo a punto una proposta che, da quanto si apprende, verrà illustrata nelle prossime ore alle parti sociali (in primis, la Cgil, promotrice del referendum abrogativo, poi stoppato dalla Corte di cassazione, dopo che il decreto Gentiloni ha cancellato tout-court la normativa sui voucher). Se si registrerà consenso, l’esecutivo potrebbe decidere di predisporre un emendamento ad hoc alla “manovrina” attualmente all’esame della commissione Bilancio della Camera.
Il clima politico resta teso. Articolo 1-Mdp ha confermato ieri la linea dura: il «no» a qualsiasi reintroduzione «in modo truffaldino» dei voucher. «È inconcepibile disciplinare il lavoro accessorio senza un percorso partecipato, all’interno di una manovrina diventata una “manovrona” che il Senato non potrà neppure vedere», ha detto la capogruppo Mdp a Palazzo Madama, Maria Cecilia Guerra. I bersaniani contestano l’intervento per le imprese: «Non risolve tutti i problemi sul tappeto. Bisogna avere il tempo per ragionarne. Se c’è un’urgenza il Governo faccia un decreto legge ad hoc per avere almeno 60 giorni per poterlo esaminare con calma. Così è uno sfregio irricevibile». Al punto che i parlamentari hanno sospeso la partecipazione alle riunioni di maggioranza sulla manovra, in attesa di risposte dal premier Paolo Gentiloni. Aleggia il rischio di uscire dalla maggioranza di governo, soprattutto se si deciderà di procedere con la fiducia. «Minacce che non spaventano nessuno», ha replicato, a stretto giro, Ap, che con Maurizio Lupi ha ricordato «l’impegno dell’esecutivo a disciplinare il lavoro accessorio».
Le ipotesi allo studio del governo sarebbero, in punto di stretto diritto, molto più stringenti, soprattutto per le imprese, rispetto all’abrogata normativa sui buoni-lavoro. Con le vecchie regole, nei fatti, non c’erano limiti per i datori: ciascuna azienda – sia piccola che grande – doveva rispettare solo il tetto di 2mila euro a lavoratore da retribuire con i buoni. Con le disposizioni in esame, invece si passa dal buono a un vero e proprio contratto di lavoro. L’intera procedura poi è registrata e online. E con l’introduzione di un tetto totale ad azienda si tara lo strumento esclusivamente per le necessità di lavoro occasionale delle imprese piccolissime. Fonti dell’esecutivo spiegano, poi, che l’ipotesi di fissare un’asticella per le imprese a 5mila euro è pensata per contrastare sul nascere qualsiasi tentativo di costituire linee di attività imprenditoriali strutturate con soli lavoratori occasionali.
Resta critico Maurizio Sacconi (Epi): «Il limite dei 5 addetti è sbagliato, e va tolto, visto che esigenze imprevedibili e occasionali le hanno tutte le imprese, di qualsiasi dimensione. Non solo le piccolissime».

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