Lavori di ristruturazione che incidono sulle parti comuni del Condominio

In un giudizio in cui l’attrice chiedeva la condanna della convenuta alla rimessione in pristino dello stato dei luoghi relativamente alle parti comuni che erano state inglobate dalla stessa, senza autorizzazione dei condomini, in occasione dei lavori di ristrutturazione del di lei alloggio, i giudici di merito, del primo e secondo grado, accoglievano la domanda attorea di rimessione in pristino.
L’originaria convenuta proponeva ricorso in Cassazione sostenendo la tesi della esiguità della porzione occupata e pertanto della mancata lesione dei diritti degli altri condomini.

La Cassazione, dapprima con la sentenza n. 28025/2011 e successivamente con la recente n. 23889/2016 del 23.11.2016, sempre su questa vicenda, ha stabilito che in considerazione del rapporto strumentale fra l’uso del bene comune e la proprietà esclusiva, che caratterizza il condominio, non bisogna porre a carico del diritto del singolo condomino, che si serva delle parti comuni in funzione del migliore e più razionale godimento del bene di proprietà individuale, limiti e condizioni estranei alla regolamentazione e al contemperamento degli interessi dei partecipanti alla comunione secondo i parametri stabiliti dalla specifica disciplina al riguardo dettata dall’art. 1102 c.c..

Indi per cui, bisogna valutare se il giudice del merito ha compiuto tale indagine.

Ebbene nel caso di specie,  la Cassazione ha ravvisato che, legittimamente e correttamente, la decisione oggetto di gravame  ha svolto adeguata valutazione del detto carattere pregiudizievole: tanto a mezzo della propria valutazione delle risultanze di causa, costituenti elemento proprio del giudizio di merito, nonché considerando anche la normativa in materia di abbattimento delle barriere architettoniche.
Infatti si è accertato, innanzitutto, che il restringimento (attraverso l’utilizzo di una parte del bene comune) ha comportato una impossibilità di uso del ballatoio secondo la naturale destinazione dello stesso.
In secondo luogo (ed anche in senso contrario alla relazione peritale) il restringimento ad 80 cm. della larghezza dell’accesso al detto ballatoio è risultato inferiore a quanto normativamente previsto e, quindi, inidoneo per il passaggio di persone diversamente abili.

La Cassazione ha, pertanto, confermato la decisione della Corte d’Appello.

Walter Pirracchiow.pirracchio@lascalaw.com

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