L’attività dell’impresa prosegue? Il concordato è in continuità aziendale

Condizione qualificante il concordato in continuità aziendale è l’elemento oggettivo della previsione, nella proposta concordataria, della prosecuzione dell’attività di impresa.

Nel caso di specie, sotteso alla sentenza in commento, una società di capitali presentava istanza per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, depositando, a supporto della domanda e del piano, tutta la documentazione prevista dall’art. 161, commi 2 e 3, integrata con quanto richiesto dall’art. 186 bis, II comma, lettere a) e b), Legge Fallimentare.

In particolare, veniva allegata un’articolata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa, contenente un concreto e valido piano industriale della società per il quinquennio successivo, con l’analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi nella prosecuzione dell’attività d’impresa nonché delle risorse finanziarie necessarie e della relativa copertura; veniva, inoltre, depositata un’ulteriore relazione che, con motivazione adeguata, attestava la veridicità dei dati aziendali, la fattibilità del piano, la funzionalità della prosecuzione dell’attività di impresa ed il miglior soddisfacimento dei creditori rispetto all’alternativa fallimentare.

Alla luce di quanto sopra, il Tribunale di Rimini, chiamato a deliberare sulla predetta domanda, autorizzava l’ammissione della società alla procedura di concordato preventivo.

In particolare, il Tribunale evidenziava come l’elemento qualificante del concordato in continuità – con conseguente applicazione della disciplina generale di cui agli artt. 160 ss. nonché dello statuto tipico di cui agli art. 186 bis ss. Legge Fallimentare – sia, secondo l’orientamento condiviso dal Collegio – che appare peraltro in linea con i principi fissati nella Legge n. 155/2017, rubricata “Delega al Governo per la riforma delle discipline dalla crisi di impresa e dell’insolvenza” – l’elemento oggettivo della previsione, nella proposta concordataria, della prosecuzione dell’attività di impresa, vuoi direttamente da parte del debitore, vuoi attraverso il meccanismo dell’affitto di azienda, finalizzato alla successiva cessione all’affittuaria o anche alla retrocessione al debitore dell’impresa risanata, o ancora, come pure testualmente previsto, attraverso il conferimento dell’azienda in una o più società, anche di nuova costituzione.

Tribunale di Rimini, 9 novembre 2017

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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