L’art. 72 quater e l’unicita’ tipologica del leasing finanziario

Il Tribunale di Torino, sez. VI, con decreto n. 1241 del 23 aprile 2012, ha focalizzato l’attenzione su due fondamentali aspetti interpretativi dell’art. 72 quater L.F.: la sua applicazione nel caso in cui il contratto di leasing sia stato risolto per inadempimento prima della dichiarazione di fallimento e l’insinuazione al passivo dell’intero credito della società di leasing prima della ricollocazione del bene sul mercato.

Il caso affrontato dai Giudici torinesi aveva ad oggetto la locazione finanziaria di un immobile per uso commerciale. La società utilizzatrice, ancora in bonis, si era resa inadempiente, e la società concedente aveva risolto il contratto per inadempimento. Successivamente veniva dichiarato il fallimento dell’utilizzatrice e la società di leasing proponeva istanza di ammissione in via chirografaria al passivo del fallimento di tutti i crediti derivanti dal contratto di leasing risolto. L’istanza di ammissione veniva respinta con decreto del G.D. che, nel caso di specie, aveva sostenuto l’applicazione dell’art. 1526 c.c. con facoltà della procedura di eventuale azione separata e diretta alla restituzione dei canoni pagati.  Avverso tale rigetto, la società di leasing proponeva opposizione contestando l’applicabilità in diritto dell’art. 1526 c.c. al contratto di leasing risolto anteriormente al fallimento, invocando in suo luogo l’applicazione della disciplina dettata dall’art. 72 quater L.F. Anche Il curatore aveva resistito all’opposizione, sostenendo che l’art. 72 quater si applicherebbe ai soli rapporti contrattuali pendenti alla data del fallimento, mentre per i rapporti risolti prima di tale data continuerebbe a trovare applicazione la classica distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo e a quest’ultimo, ricorrente secondo lo stesso nel caso di specie, l’art. 1526 c.c.

La prima questione, dunque,  su cui il Tribunale di Torino è stato chiamato a pronunciarsi era se confermare l’applicazione dell’art. 1526 c.c. (norma che regola la risoluzione della vendita a rate con riserva di proprietà), come sostenuta dal G.D. e dal curatore, oppure decretare l’applicazione dell’art. 72 quater come, invece, invocata dalla società di leasing. E nel caso de quo, il Tribunale di Torino, condividendo le argomentazioni  svolte da recente giurisprudenza (Trib. Treviso 6 maggio 2011 e Trib. Udine 10 febbraio 2012), ha sostenuto che “l’art. 72 quater L.F. ha segnato l’abbandono della dicotomia tra leasing di godimento e leasing traslativo e lo ha ricondotto ad un contratto unitario di durata, con l’effetto che l’art. 72 quater , benché collocato nella sedes materiae dei rapporti pendenti, rispecchia precise scelte normative che fisiologicamente estendono la propria rilevanza fuori della materia fallimentare e della fattispecie ivi regolata, proprio perché traggono il loro fondamento dal profilo tipologico del contratto di leasing e non dall’evenienza del fallimento dell’utilizzatore”.

Pertanto con l’introduzione dell’art. 72 quater L.F. non è più praticabile la distinzione tra leasing traslativo e leasing finanziario, che porterebbe ad applicare al primo l’art. 1526 c.c., con la conseguenza che l’art. 72 quater L.F. si applica analogicamente anche al leasing sciolto prima del fallimento.

La seconda questione, invece, esaminata dal l Tribunale di Torino riguardava il diritto del concedente ad insinuarsi al passivo del fallimento non soltanto per il credito già maturato, ma anche per il capitale residuo, prima ancora che sia intervenuta la ricollocazione del bene sul mercato. E, nel caso in esame, i Giudici Torinesi hanno affermato che “la società di leasing, prima di ricollocare il bene sul mercato, deve insinuarsi nel passivo del fallimento per l’intero credito che vanta a seguito dello scioglimento del contratto, comprensivo anche del capitale residuo e del prezzo di opzione in quanto, posto che l’art. 72 quater L.F., prevede la facoltà del concedente di soddisfare fuori concorso il proprio credito in linea capitale su quanto ricavato dalla ricollocazione del bene oggetto del leasing, l’insinuazione per l’intero credito costituisce un onere per l’esercizio di tale diritto, sicchè essa non può ritenersi circoscritta al solo insoluto anteriore alla dichiarazione di fallimento”.

Le soluzioni adottate dal Tribunale di Torino, qualificando da un lato il contratto di leasing e sancendo la sua unicità, e riconoscendo dall’altro, il diritto della società di leasing, prima di ricollocare il bene sul mercato, ad insinuarsi  nel passivo del fallimento per l’intero credito che vanta a seguito dello scioglimento del contratto, hanno reso più dinamico, per le società concedenti, il procedimento delle insinuazioni al passivo, in quanto le stesse non dovranno, più attendere la restituzione del bene e soddisfarsi per il credito in linea capitale su quanto ricavato dalla sua ricollocazione.

(Antonella Mafrica – a.mafrica@lascalaw.com)

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