Siete qui: Oggi sulla stampa

L’antiriciclaggio Ue arruola le valute virtuali Più trasparenza per i trust e i galleristi

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea di ieri la direttiva 2018/843 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018 ( cosiddetta V direttiva antiriciclaggio) che modifica la direttiva 2015/849, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo (IV direttiva antiriciclaggio) e destinata a entrare in vigore il ventesimo giorno successivo alla data di pubblicazione. Gli Stati membri sono chiamati a recepire la nuova direttiva entro il 10 gennaio 2020.
Il testo definitivamente pubblicato conferma l’intenzione di ampliare l’ambito di applicazione della IV direttiva estendendo la qualifica di soggetti obbligati a nuove categorie, quali i prestatori di servizi la cui attività consiste nella fornitura di servizi di cambio tra valute virtuali e valute legali e i prestatori di servizi di portafoglio digitale.
A tal riguardo, occorre tuttavia rilevare che l’Italia, già in sede di recepimento della IV direttiva, aveva ricompreso tra i soggetti obbligati «i soggetti che esercitano professionalmente l’attività di cambio valuta, consistente nella negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta, iscritti in un apposito registro tenuto dall’Organismo previsto dall’art. 128-undecies tub» (organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi; articolo 3, lettera d), del Dlgs 90/2017). Tra i nuovi “soggetti obbligati” vi sono anche le persone che commerciano opere d’arte o che agiscono in qualità di intermediari nel commercio delle stesse, anche quando tale attività è effettuata da gallerie d’arte e case d’aste, sempre che il valore dell’operazione sia pari o superiore a 10mila euro.
Ridotte sensibilmente le soglie preesistenti per l’uso delle carte prepagate senza l’obbligo di procedere ad adeguata verifica della clientela: si passa dagli attuali 250 a 150 euro. Le nuove norme prevedono poi l’accesso pubblico alle informazioni sulla titolarità effettiva dei trust e degli istituti giuridici affini sul presupposto che tale accesso possa contribuire a combattere l’uso improprio di società o altri soggetti giuridici per riciclare denaro o finanziare il terrorismo.
Il diritto d’accesso andrebbe riconosciuto a chiunque abbia un interesse legittimo ad avere informazioni sulla titolarità effettiva di trust o altri soggetti giuridici. In questa prospettiva, spetta agli Stati membri definire nel diritto nazionale l’interesse legittimo sia come concetto generale che come criterio di accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva.
Secondo le indicazioni del legislatore Ue la nozione di interesse legittimo cui attribuire rilievo ai fini dell’accesso alle informazioni in questione dovrebbe essere più ampio rispetto a quello relativo ai casi di procedimenti amministrativi o giudiziari in corso, consentendo di tenere conto del lavoro di prevenzione svolto da organizzazioni non governative o anche da giornalisti investigativi nel campo della lotta al riciclaggio di denaro sporco e al terrorismo.

Valerio Vallefuoco

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Se il promissario acquirente di un immobile, a fronte dell’inadempimento del promittente venditore...

Oggi sulla stampa

Un terzo delle segnalazioni di operazioni sospette deriva da violazioni fiscali associate ad attivit...

Oggi sulla stampa

Autunno di cambiamenti per i giovani che aspirano a diventare avvocati. Dal 28 settembre per acceder...

Oggi sulla stampa