L’aleatorietà nel contratto atipico di mantenimento

La Suprema Corte si è occupata della dichiarazione di nullità di un contratto di mantenimento, per mancanza dell’elemento essenziale dell’alea. Nella specie, con tale contratto si cedeva la nuda proprietà di un immobile, riservandosene l’usufrutto, con assunzione in capo ai cessionari dell’obbligo di assistere e mantenere vita natural durante la cedente, prestandogli tutto quanto risultasse necessario e utile per una vita decorosa della stessa.

La pronuncia de qua sottolinea che il contratto atipico di mantenimento è un negozio caratterizzato dall’elemento dell’aleatorietà, il cui accertamento postula l’esistenza di una “simmetrica e proporzionale situazione d’incertezza relativa al collegamento tra il vantaggio e la correlativa perdita economica, da una parte, e l’imprevedibile durata della sopravvivenza del vitaliziato, dall’altra”.

Bisogna, dunque,  comparare il capitale trasferito (dato dalla capitalizzazione della rendita reale del bene) e la capitalizzazione delle utilità periodiche dovute dal vitaliziante, avendo come riferimento il momento della conclusione del contratto e il grado di obiettiva incertezza in ordine alla durata della vita ed alle esigenze assistenziali del vitaliziato, in modo da poter effettuare un giudizio di presumibile equivalenza o palese sproporzione.

Il contratto di mantenimento andrà, pertanto, dichiarato nullo per mancanza del’alea, se, avendosi riguardo all’età e allo stato di salute del vitalizato, al momento del perfezionamento, il beneficiario fosse affetto da una malattia, tale da rendere estremamente probabile un rapido esito letale o se questi avesse un età tanto avanzata da non poter sicuramente sopravvivere oltre un determinato arco di tempo.

Cass., Sez. II, 23 novembre 2016, n. 23895 (leggi la sentenza)

Serena Cefola s.cefola@lascalaw.com

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