Se l’alea c’è, il contratto di mantenimento è valido

Con la recente sentenza n. 25624/17, la Corte di Cassazione si è occupata della nullità del contratto apitico di mantenimento per mancanza di alea.

Nel caso di specie il contratto prevedeva l’alienazione della nuda proprietà, dietro l’obbligo di fornire assistenza morale e materiale sino alla morte. Le gravissime condizioni di salute del vitaliziato al momento della stipula del contratto rendevano, secondo il ricorrente, il contratto nullo per assenza dell’alea.

Secondo la Corte, tuttavia, l’alea manca e, dunque, il contratto è nullo ove, al momento della sua conclusione, il vitaliziato sia affetto da una malattia, che, “per natura e gravità, renda estremamente probabile un esito letale e ne provochi la morte dopo breve tempo o abbia un’età talmente avanzata da non potere certamente sopravvivere oltre un arco di tempo determinabile”.

Nella specie non era stata data valida prova del prevedibile decesso a breve termine del vitaliziato, essendo emerso dall’istruttoria che al momento della stipula del contratto la prevedibilità della durata della sopravvivenza di quest’ultimo poteva essere formulata in termini di mesi come di anni. Tenuto conto, dunque, delle possibili forme di evoluzione della malattia in atto e del modesto valore della nuda proprietà del bene, l’alea non poteva escludersi.

Pertanto, quando è impossibile prevedere anticipatamente i vantaggi e le perdite cui le parti vanno incontro, l’alea deve ritenersi sussistente.

Cass., Sez. II Civ., 27 ottobre 2017, ordinanza n. 25624

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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