L’accettazione del legato non preclude l’esercizio dell’azione di riduzione

La Cassazione ha avuto modo recentemente di esprimersi sulla corretta applicazione dell’articolo 590 del Codice Civile, il quale prevede che, in caso di nullità di una disposizione testamentaria, la stessa non può essere fatta valere da chi, conoscendo la causa della nullità, abbia confermato la disposizione o dato ad essa volontaria esecuzione.

La sentenza in esame chiarisce, tuttavia, che gli effetti convalidativi di cui all’art. 590 cod. civ. si riferiscono alle disposizioni testamentarie nulle, e non a quelle lesive della legittima, le quali sono soltanto soggette a riduzione (cioè, suscettibili di essere dichiarate inefficaci nei limiti in cui sia necessario per integrare la quota di riserva).

Di conseguenza, “l’esecuzione volontaria di per sé non preclude al legittimario l’azione di riduzione, salvo che egli abbia manifestato anche tacitamente la volontà di rinunziare all’integrazione della legittima, potendosi però desumersi l’esistenza di una rinunzia tacita attraverso un complesso di elementi concordanti da cui emerga che la parte interessata abbia avuto la consapevolezza dell’esorbitanza della disposizione testamentaria dai limiti della porzione disponibile e tuttavia abbia eseguito integralmente la disposizione medesima.”

Viene, quindi, cristallizzato il principio secondo cui, il diritto del legittimario di agire per la riduzione delle disposizioni testamentarie lesive della sua quota di riserva, essendo di natura disponibile , è rinunciabile, dopo l’apertura della successione,  anche tacitamente.

Al fine di una rinuncia tacita, occorre un comportamento concludente del soggetto interessato che sia incompatibile con la volontà di far valere il diritto alla reintegrazione.

Il caso esaminato dalla Corte è quello di un legittimario non integralmente pretermesso.

Il diritto alla quota di riserva di quest’ultimo si attua mediante il riconoscimento di una quantità di beni ovvero del loro controvalore economico.

Tuttavia, l’avere goduto di quei beni già assegnati per testamento, costituenti la sua quota di riserva, anche se necessitante delle dovute integrazioni, non integra una condotta idonea a concretare una rinuncia tacita alla tutela delle proprie ragioni successorie.

Tale comportamento, infatti, da solo, non  consente di ravvisare una volontà abdicativa del legittimario.
Né può essere sostenuto che il legittimario, per agire a tutela del proprio diritto alla legittima, debba previamente rinunciare ai legati ricevuti.

Il legittimario può, infatti, trattenere i legati già ricevuti, e pretendere solo il conseguimento della differenza tra quanto già ricevuto (per testamento o per effetto di atti di liberalità compiuti in vita dal de cuius) e quanto invece riservatogli dalle norme in tema di successione necessaria.

Cass., Sez. II Civ., 05 gennaio 2018, n. 168

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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