Ramo di azienda ceduto, qual è la sorte del contratto di fornitura?

Nell’ambito dei contratti di somministrazione di consumo, la mera stipulazione dell’atto di cessione di ramo d’azienda non può ritenersi di per sé opponibile ed efficace nei confronti della società fornitrice dell’energia elettrica, la quale continua a mantenere il rapporto contrattuale con la società cedente qualora quest’ultima, contestualmente all’operazione di cessione, non abbia formalmente esercitato la disdetta o il diritto di recesso contrattuale.

Il principio appena enunciato si evince dalla sentenza in commento, emessa dal Tribunale di Napoli, il quale, nel caso di specie, era chiamato a dirimere una controversia intrapresa dalla società attrice, la quale si vedeva recapitare una fattura da parte della propria nuova società di vendita dell’energia elettrica che aveva inserito tra gli oneri a carico della propria cliente anche una somma a titolo di indennizzo CMOR, riferibili alla vecchia attività ormai ceduta e di proprietà di terzo soggetto giuridico.

In particolare, il corrispettivo CMOR – previsto dalla delibera AEEG n. 191/09 – è dovuto dal cliente finale, moroso nei confronti del suo precedente fornitore, al nuovo gestore, il quale potrà recuperare la somma dovuta inserendo apposita voce in bolletta. Si tratta di un procedimento che viene attivato dalla vecchia società di vendita che, a sua volta, per prima, riceve il corrispettivo dagli appositi Organi del Sistema Indennitario.

Ebbene, nel caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di Napoli, la società cedente, pur abbandonando l’immobile in cui svolgeva la propria attività, aveva omesso di interrompere il proprio rapporto contrattuale con quello che era il proprio fornitore, il quale, per un lungo periodo, aveva continuato ad emettere fatture nei confronti della cliente originaria, poi rimaste inevase e, quindi, seguite dalla richiesta del corrispettivo CMOR da parte della nuova società fornitrice.

Il Tribunale di Napoli, non accogliendo le richieste di parte attrice (che contestava la doverosità delle somme richieste), confermava la legittimità della pretesa avanzata dalla società di vendita entrante, affermando, in sostanza, che la cessione del ramo d’azienda non aveva automaticamente modificato l’intestazione del contatore e, quindi, non aveva comportato l’automatico subentro della società cessionaria nei rapporti contrattuali di somministrazione.

Tribunale di Napoli, 09 gennaio 2017, sentenza n. 151 (leggi la sentenza)

Biagio Torsello – b.torsello@lascalaw.com

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