La richiesta di compensazione delle cedole: aspetti processuali

Recentemente la Corte d’Appello di Milano (con sentenza n. 3600 del 29-9-2016) ha avuto modo di approfondire il tema della compensazione degli interessi cedolari corrisposti e riconosciuti da parte dell’emittente in favore dell’investitore, analizzando il tema da un punto di vista strettamente giuridico.

In particolare, l’appellante deduceva che il Giudice di prime cure non avrebbe ridotto il quantum restitutorio (conseguente alla pronuncia di nullità degli ordini di investimento), nonostante la stessa appellante nel corso del primo grado di giudizio avesse “dedotto un’eccezione riconvenzionale di parziale compensazione del proprio credito (relativo all’incasso delle cedole da parte dell’attrice) con il preteso credito vantato dalla [investitrice]”.

Il Collegio di secondo grado, analizzando il profilo giuridico della questione, conferma che la pretesa relativa al computo delle cedole configura un’eccezione volta a paralizzare la domanda risarcitoria di controparte, introducendo quindi un elemento esiziale per individuare il danno subito dalla investitrice e, a supporto di tale argomentazione, la Corte d’Appello richiama il tralatizio insegnamento della Suprema Corte (cfr Cass. Civ., Sez. II, 2-3-2016, n. 4133).

Tuttavia, il Collegio ritiene che in ogni caso e “a tutto voler concedere, si tratterebbe di una compesatio lucri cum damno; tanto più ove si consideri che, in esito alla disposta nullità, debbono venir meno tutte le operazioni generale dall’operazione invalida, in primis il pagamento delle cedole, sì da configurarsi una compensazione legale o, in subordine, giudiziale ex art. 1243 c.c. o, da ultima, quella che la giurisprudenza definisce come compensazione “impropria” o contabile, che ricorre in presenza di reciproci crediti scaturenti dal medesimo rapporto obbligatorio”.

Di fatto, quindi, la sentenza in commento ha il pregio di affrontare un tema dimenticato che pertiene alla restituzione o compensazione delle utilità che l’investitore ha ottenuto, rispetto ad un investimento in seguito contestato, tracciando una valutazione giuridicamente coerente.

App. Milano, 29 settembre 2016, n. 3600 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Brunop.bruno@lascalaw.com

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