Quando la revoca dell’ipoteca non esclude l’ammissione al passivo

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 6094 del 13.03.2018, richiamando il proprio orientamento ormai consolidato, ha stabilito che, qualora venga dichiarata la revoca ex art. 67 L.F. dell’ipoteca accessoria ad un mutuo, che integri in concreto una garanzia costituita per un debito chirografario preesistente, la revoca di detta ipoteca non comporta necessariamente l’esclusione dell’ammissione al passivo di quanto effettivamente erogato.

Difatti, secondo la Suprema Corte, l’ammissione al passivo è incompatibile con le sole fattispecie della simulazione e della novazione, e non anche con quella del negozio indiretto, poiché, in tal senso la stessa revoca dell’intera operazione e, quindi, anche del mutuo, comporterebbe pur sempre la necessità di ammettere al passivo la somma erogata in virtù del mutuo revocato, e ciò in quanto all’inefficacia del contratto conseguirebbe pur sempre la necessità della restituzione delle somme effettivamente erogate al mutuante, sia pure in moneta fallimentare.

Nel caso di specie, i giudici di merito ritennero che le parti avessero stipulato un contratto di mutuo ipotecario al solo scopo di estinguere il preesistente debito chirografario della società poi fallita; sicché l’ipoteca era inopponibile al fallimento ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 2) L.F. e dell’art. 2901 c.c., ma il credito da restituzione della Banca mutuante andava comunque ammesso al passivo in via chirografaria.

Avverso il decreto del Tribunale di merito sia la Banca, già ammessa al concorso in via chirografaria, che il Curatore presentavano ricorso in Cassazione.

La Corte di Cassazione con la suddetta ordinanza ribadiva che è revocabile, ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 2) L.F., ed in ogni caso ai sensi dell’art. 67, comma 2, L.F. la rimessa conseguente alla concessione di un mutuo garantito da ipoteca destinata a ripianare uno scoperto di conto, laddove il mutuo ipotecario ed il successivo impiego della somma siano inquadrabili nel contesto di un’operazione unitaria il cui fine ultimo è quello di azzerare la preesistente obbligazione.

In sostanza, ove il mutuo ipotecario risulti stipulato dalle parti a copertura di un’esposizione debitoria pregressa del mutuatario fallito, il Curatore fallimentare, sussistendone i presupposti, ha la possibilità di impugnare l’intera operazione per farne dichiarare l’inefficacia, in quanto diretta, per un verso, a estinguere con mezzi anomali le precedenti obbligazioni gravanti sul beneficiario delle somme mutuate e, per altro verso, a costituire una garanzia per i debiti preesistenti al medesimo.

Sulla base di dette argomentazioni la Suprema Corte rigettava sia il ricorso presentato dalla Banca, con il quale quest’ultima sosteneva che l’estinzione di passività preesistenti attraverso la stipula di un mutuo fondiario non costituisce mezzo di pagamento anormale, sia il ricorso presentato dal Curatore fallimentare, con il quale quest’ultimo richiedeva l’integrale esclusione del credito vantato dalla Banca.

Cass., Sez. I Civ., 13 marzo 2018, ordinanza n. 6094

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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